Motivazione e apprendimento

In questi ultimi due decenni lo studio psicologico della motivazione ad apprendere ha avuto un grande sviluppo e la dimensione motivazionale degli allievi ha acquistato centralità nel processo di insegnamento-apprendimento, accanto a quella comotivazione-e-apprendimentognitiva tradizionalmente studiata. Cosa si intende per Motivazione? Il termine deriva dal latino motus e indica ciò che ci spinge, la forza che ci guida verso un obiettivo, una meta.

Le motivazioni si possono distinguere principalmente in: Motivazioni intrinseche (Interesse, curiosità, desiderio di apprendere, di sentirsi competenti) e Motivazioni estrinseche (Lodi, premi, approvazione sociale, votazioni).

Secondo l’approccio comportamentista, la motivazione (come bisogno) spinge il soggetto alla ricerca della sua soddisfazione (es. il cibo), la soddisfazione costituisce il rinforzo che consolida la risposta dell’organismo. Nelle pratiche di insegnamento secondo Skinner il rinforzo (lodi-premi) deve essere utilizzato e calibrato in modi opportuni; anche l’ambiente deve essere opportunamente strutturato per rinforzare l’allievo. In questa direzione, possiamo distinguere tre dimensioni nel concetto di motivazione all’apprendimento: Continua a leggere

Strumenti compensativi: la Sintesi Vocale.

la-sintesi-vocaleNella tua esperienza ti sarà capitato di osservare un ragazzo dislessico che rimugina per ore davanti allo stesso capitolo, ma che supera velocemente ogni difficoltà se qualcun altro lo legge per lui a voce alta. La compensazione per la dislessia parte da questo presupposto, e poiché si punta all’autonomia si sostituisce il lettore in carne ed ossa con lo strumento del computer con sintesi vocale.

Ma funziona davvero? E funziona sempre?

Perché questo accada sono necessarie due condizioni preliminari:

  1. Il ragazzo non deve manifestare problemi nella comprensione in ascolto;
  2. Si deve essere in grado di superare i limiti espressivi della sintesi vocale sfruttandone adeguatamente le potenzialità.

Come ben saprai, la sintesi vocale è solo un altro modo di leggere, del resto si può leggere con tutti i sensi e nel caso della sintesi vocale possiamo dire che si legge con le orecchie. Ciò che i ragazzi mal sopportano della sintesi vocale non è tanto la voce meccanica o monocorde ma la mancanza di espressività, gli accenti e le pause sbagliate, che sono l’effetto di una macchina che, in quanto tale, non capisce ciò che sta leggendo. Continua a leggere

Le competenze compensative

Le Linee Guida ministeriali indicano chiaramente l’utilizzo di strumenti didattici e tecnologici che sostituiscano o facilitino le prestazioni. Fra quelli più conosciuti abbiamo, ad esempio, la sintesi vocale, che trasforma la lettura in un compito di ascolto; il le-competenze-compensativeregistratore, che consente di non prendere gli appunti per iscritto; i programmi di videoscrittura con correttore ortografico; la calcolatrice, che facilita nelle operazioni di calcolo, e altri strumenti a bassa tecnologia, come tabelle, formulari e mappe concettuali. È sempre necessario sottolineare che gli strumenti compensativi hanno un rapporto funzionale con l’abilità deficitaria, ma non facilitano il compito da un punto di vista cognitivo. L’idea generale che ci si è fatti sugli strumenti compensativi è che fosse sufficiente consentirne l’uso; in tanti, infatti, pensano che sia sufficiente individuare lo strumento più adatto a compensare quella specifica abilità per rispondere al bisogno del ragazzo. In realtà, nella pratica, gli strumenti che funzionano sono davvero molto pochi Continua a leggere

Le Mappe Mentali: come realizzarle e quale utilità nella didattica

Le scienze cognitive provano che l’uomo non pensa per modelli lineari, così come dimostra la rete neuronale nell’elaborazione del nostro pensiero, eppure gli strumenti con cui l’uomo organizza e concle-mappe-mentaliretizza le sue idee seguono una logica sequenziale. Tra gli organizzatori grafici della conoscenza che gli studenti e i docenti usano come supporto allo studio, le mappe mentali occupano un posto di rilievo. Queste sono state ideate dallo psicologo inglese Tony Buzan, che partendo dagli studi sulla memoria e sulla possibilità della mente umana di associare concetti e informazioni in modo radiale e non lineare. Gli appunti lineari, infatti, presentano alcuni svantaggi: nascondo le parole chiave, rendono difficile il recupero delle informazioni, fanno perdere tempo, non stimolano la creatività dl cervello. Ispirandosi alla struttura dei neuroni, Buzan ha messo a punto il metodo delle mappe mentali per rappresentare i concetti: Continua a leggere

Il messaggio pedagogico di don Milani nella scuola di oggi!

A quasi cinquant’anni dalla sua scomparsa don Lorenzo Milani con suo pensiero pedagogico e la scuola di Barbiana sono ancora indiscutibilmente attuali; il suo spirito e l’impresa da lui realizzata possono ancora animare ed essere d’esempio per gli educatori. Riflettere oggi sul metodo pedagogico di Don Milani radon-lorenzo-milanippresenta una concreta opportunità per la realizzazione di una scuola inclusiva e attenta ai bisogni dei ragazzi. Don Milani considerava la scuola di Stato discriminatoria, selettiva e classista, al punto da spingere i soggetti indigenti e più svantaggiati socialmente e culturalmente (quelli che oggi classifichiamo tra i BES) alla dispersione scolastica . Don Milani rivalutava le culture alternative, rivalutava la tradizione orale e popolare e sottolineava l’esigenza di una cultura viva, data dalla stretta interazione tra scuola , istruzione ­e realtà sociale (una didattica per competenze). Per questo egli chiese più istruzione: l’istituzione del doposcuola, delle scuole a tempo pieno; voleva che la scuola si aprisse al sociale, alla solidarietà, affinché i ragazzi avessero l’opportunità di manifestare con chiarezza ed immediatezza il proprio pensiero.

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Storytelling: come realizzarlo.

Lo Storytelling è semplicemente la narrazione, tra le sue applicazioni più importanti c’è la pedagogia. Il ricorso a storie può essere infatti di facile comprensione per l’apprendimento sia sul piano formativo, perché costituisce un efficace mezzo di riflessione per la costruzione di significati interpretstorytelling_come-realizzarloativi della realtà e dunque per la diffusione di valori culturali, sia sul piano educativo, perché rappresenta un formidabile strumento per l’apprendimento, permettendo l’organizzazione del pensiero, lo scambio di esperienze e conoscenze attraverso l’attivazione di molteplici abilità: cognitive, linguistiche, mnemoniche, percettive, attentive. Da qualche anno si parla di digital storytelling per definire la tecnica di narrazione attraverso gli strumenti digitali. Non si tratta di una semplice trasformazione della storia in prodotto multimediale ma della creazione di racconti multimodali. Il digital storytelling è un valido strumento per approcciare un argomento curricolare accrescendo nel frattempo le competenze trasversali, digitali e linguistiche. Questo strumento è Continua a leggere

La Didattica per competenze

La  didattica delle competenze  consente di organizzare  una formazione che non fornisca solo conoscenze e abilità, ma incide sulla cultura,   sugli   atteggiamenti   e   sui comportamenti   della pla-didattica-per-competenzeersona. La Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008 definisce il Quadro Europeo delle Qualifiche e dei Titoli (EQF European Qualification Framework) e fornisce le definizioni di:

Conoscenze: risultato dell’assimilazione di informazioni attraverso l’apprendimento. Le  conoscenze  sono  un  insieme  di  fatti,  principi,  teorie  e  pratiche  relative  ad  un settore  di  lavoro  o  di  studio.  Nel  contesto  del  Quadro  europeo  delle  qualifiche  le conoscenze sono descritte come teoriche e/o pratiche.

Abilità:  indicano  le  capacità  di  applicare  conoscenze  e  di  utilizzare  know-how  per portare a termine compiti e risolvere problemi.

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DSA: Come strutturare le verifiche.

I compiti in classe e le verifiche possono essere considerati vere e proprie misure compensative, se adeguatamente formulate in base alle modalità di apprendimento e alle modalità di studio utilizzate dai verifiche-dsaragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento. La fase della valutazione è estremamente delicata, l’insegnante deve chiedersi se il voto negativo sia dovuto alla mancata acquisizione di contenuti o competenze, oppure se determinato dalle modalità di somministrazione dell’esercizio. Nella valutazione è importante tenere conto del percorso dell’alunno, evidenziando i progressi e l’impegno; considerare che i rimandi positivi migliorano l’autostima; evitare segni rossi sul foglio e segnalare gli esercizi svolti correttamente, nell’ottica del rinforzo positivo; valutare il contenuto e non la forma.

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Settimana Nazionale della Dislessia 2016

Inizia domani la Settimana Nazionale della Dislessia. Questa prima edizione italiana promossa da AID si inserisce nella cornice dell’European Dyslexia Awareness Week e del sesto settimana_nazionale_dislessiaanniversario della Legge 170 dell’8 ottobre 2010. A 6 anni dall’approvazione della legge che ha sancito, per la prima volta in Italia, il diritto alle pari opportunità nell’istruzione per i ragazzi con dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, la strada per il riconoscimento dei loro diritti è ancora lunga. Bisogna accorciare i tempi di diagnosi, fare formazione agli insegnanti, incentivare la realizzazione e il rispetto dei Piani Didattici Personalizzati (PDP), concorrere per la concreta realizzazione di tutti i diritti sanciti dalla legge 170/2010, affinché migliaia di bambini e ragazzi in età scolare – oltre il 2% degli studenti della scuola italiana – possano accedere a una didattica più inclusiva, e avere maggiori opportunità di relazione, di crescita personale e professionale, così come per gli studenti universitari e chi si accinge ad entrare nel mondo del lavoro. Continua a leggere

I Bisogni Educativi Speciali a scuola

Ogni alunno, in continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta”. Così recita la Direttiva Ministeriale del 27 Dicembre 2012. I Bisogni Educativi Speciali includono tutte quelle condizioni fisiche, biologiche, fisiologiche, psicologiche e sociali che richiedono un’analisi del bisogno, un’individuazione delle problematiche, non disgiunte dall’identificazione delle risorse del soggetto, cioè i suoi punti di forza. Ecco perché il concetto di BES poggia le basi su una visione globale della persona, fondata sul profilo di funzionamento e sull’analisi del contesto.bes-scuola

Quali alunni possono manifestare BES?

  1. Alunni con patologie con diagnosi clinica certificata (Legge 104\92 e Legge 170\2010);
  2. Alunni con patologie su diagnosi non certificata;
  3. Alunni con problematiche emerse a scuola.

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