Il messaggio pedagogico di don Milani nella scuola di oggi!

A quasi cinquant’anni dalla sua scomparsa don Lorenzo Milani con suo pensiero pedagogico e la scuola di Barbiana sono ancora indiscutibilmente attuali; il suo spirito e l’impresa da lui realizzata possono ancora animare ed essere d’esempio per gli educatori. Riflettere oggi sul metodo pedagogico di Don Milani radon-lorenzo-milanippresenta una concreta opportunità per la realizzazione di una scuola inclusiva e attenta ai bisogni dei ragazzi. Don Milani considerava la scuola di Stato discriminatoria, selettiva e classista, al punto da spingere i soggetti indigenti e più svantaggiati socialmente e culturalmente (quelli che oggi classifichiamo tra i BES) alla dispersione scolastica . Don Milani rivalutava le culture alternative, rivalutava la tradizione orale e popolare e sottolineava l’esigenza di una cultura viva, data dalla stretta interazione tra scuola , istruzione ­e realtà sociale (una didattica per competenze). Per questo egli chiese più istruzione: l’istituzione del doposcuola, delle scuole a tempo pieno; voleva che la scuola si aprisse al sociale, alla solidarietà, affinché i ragazzi avessero l’opportunità di manifestare con chiarezza ed immediatezza il proprio pensiero.

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I Bisogni Educativi Speciali a scuola

Ogni alunno, in continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta”. Così recita la Direttiva Ministeriale del 27 Dicembre 2012. I Bisogni Educativi Speciali includono tutte quelle condizioni fisiche, biologiche, fisiologiche, psicologiche e sociali che richiedono un’analisi del bisogno, un’individuazione delle problematiche, non disgiunte dall’identificazione delle risorse del soggetto, cioè i suoi punti di forza. Ecco perché il concetto di BES poggia le basi su una visione globale della persona, fondata sul profilo di funzionamento e sull’analisi del contesto.bes-scuola

Quali alunni possono manifestare BES?

  1. Alunni con patologie con diagnosi clinica certificata (Legge 104\92 e Legge 170\2010);
  2. Alunni con patologie su diagnosi non certificata;
  3. Alunni con problematiche emerse a scuola.

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Come sviluppare una Flipped Lesson in 4 punti.

Abbiamo già analizzato il metodo Flipped Classroom in un precedente articolo e alcuni di voi mi hanno chiesto qualche suggerimento per l’organizzazione di una lezione capovolta. Ho deciso di affidarmi all’esperienza di due docenti d’oltreoceano che hanno sperimentato fra i primi questa metodologia: Jonathan Bergmann e Aaron Sams. la-flipped-classroomin-4-puntiInnanzitutto, però, partiamo con alcune considerazioni preliminari. Ad esempio, è opportuno usare le nuove tecnologie solo se rappresentano lo strumento più adeguato ai nostri obiettivi. In alcuni casi, gli insegnanti non hanno il tempo di produrre propri video oppure hanno difficoltà con la tecnologia o, ancora, non parlano bene davanti alla videocamera. In questi casi, si possono tranquillamente usare i video prodotti da altri insegnanti. Con YouTube e gli altri siti per la condivisione dei video, il numero dei filmati disponibili sta aumentando e molti di essi possono essere usati per la Flipped Classroom. La cosa importante è trovare un video di qualità indipendentemente dalla disciplina. Del resto gli stessi ragazzi utilizzano i video disponibili online gratuitamente.

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Strategie per un metodo di studio efficace

Lo studio è un tipo di apprendimento intenzionale che richiede l’attivazione di diversi processi cognitivi, tra i quali ad esempio: l’attenzione, la memoria, la percezione, la motivazione, il pensiero,metodo di studio il linguaggio, l’emozione. Un approccio metacognitivo e, quindi, uno studio sul funzionamento dei processi correlato al proprio funzionamento può costituire già di per sé un ottimo approccio allo studio. Chiaramente questo tipo di metodologia può essere suggerita ai ragazzi più grandi, con un livello di consapevolezza e autonomia più strutturati. Uno studente strategico può comunque avvalersi di diverse strategie che gli consentano di apprendere con maggiore facilità. Uno dei primi punti è relativo alla gestione del tempo. In particolare nei ragazzi con DSA l’organizzazione è un aspetto spesso deficitaria che necessita di attenzione. Può rivelarsi utile l’ausilio di tabelle-diario in cui sia possibile distinguere giorni e orari o dei Planner settimanali o mensili nei quali prevedere, in relazione alle discipline, il ripasso, gli esercizi, le pause, gli strumenti da usare. Continua a leggere

Studiare con le mappe: 5 utili indicazioni.

Come costruire una mappa concettuale? Negli ultimi anni, grazie anche alle indicazioni presenti nelle normative scolastiche, è cresciuto l’interesse nei confronti delle mappe come ausilio all’apprendimento. Nonostante l’uso sia conCome studiare con le mappesigliato e suggerito su più fronti, gli insegnanti spesso manifestano diverse perplessità in merito. A tanti sembra che le mappe siano strumento da concedere, di facilitazione per chi non ha un proprio metodo di studio, un sostitutivo delle abilità di memoria degli studenti, una riduzione dello sforzo per lo studio. Allo stesso tempo, anche gli alunni vivono negativamente l’esperienza delle mappe, innanzitutto le percepiscono come un aggravio del proprio studio, una perdita di tempo. Del resto però hanno una scarsa conoscenza dello strumento, ne associano l’uso a difficoltà scolastiche o disturbi specifici, quindi discriminatorio. Sono necessarie dunque alcune precisazioni. Le mappe (mentali o concettuali) permettono di raggiungere diversi obiettivi: consentono di descrivere, valutare, combinare, integrare, rappresentare idee e concetti; compiere manipolazioni concettuali; attivare la creatività; sviluppare strategie di studio alternative.

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Come costruire il Piano Didattico Personalizzato

La legge 170/2010 e i decreti attuativi stabiliscono l’obbligo di redigere annualmente per gli alunni con DSA il Piano Didattico Personalizzato. Ma di cosa si tratta? Il PDP è un progetto  o programma chCome costruire il Piano Didattico Personalizzatoe ha lo scopo di migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’apprendimento dell’alunno con l’uso di strategie e metodologie diversificate e quindi personalizzate. Cosa deve contenere il PDP? I dati anagrafici dell’alunno, le tipologie del disturbo, le attività didattiche individualizzate, le misure dispensative adottate e le forme di verifica e valutazione personalizzate. Questo documento è efficace se modifica realmente i comportamenti e i procedimenti attivati a scuola e anche a casa da parte di insegnanti e genitori. Il Piano deve contenere indicazioni che siamo significative, anche poche ma importanti, realistiche, che siano alla portata dell’alunno, coerenti, ovvero senza contraddizioni tra le varie discipline, concrete e verificabili, indicazioni precise e non interpretabili. Inoltre, il Piano deve essere continuamente verificato e monitorato. Chi redige il PDP? Il Piano viene redatto dal team di docenti o dal Consiglio di classe, una volta acquisita la diagnosi. È consigliabile, in una fase preparatoria, un incontro tra docenti, famiglia e specialisti per confrontarsi e scambiarsi utili informazioni e indicazioni. Quali compiti ha il docente? Continua a leggere

Tutta un’altra scuola! Quella di oggi ha i giorni contati

Gli insegnanti, nonostante quanto sostenuto dai più, lavorano anche in vacanza: progetti, idee e programmi impegnano i pensieri dei docenti anche sotto l’ombrellone, ed è per questo che ho pensato di proporvi una lettura che può rivelarsi decisamente stimolante. In tanti fra voi cScuolaonoscono Giacomo Stella, docente ordinario di Psicologia clinica presso l’Università di Modena e Reggio Emilia e direttore di molti corsi di perfezionamento in materia di apprendimento, nonché fondatore dell’Associazione Italiana Dislessia. Molti di noi hanno avuto modo di incontrarlo durante attività formative, workshop e incontri sui temi della didattica e dei disturbi di apprendimento e ne conosciamo e apprezziamo la chiarezza espositiva e la lucida analisi dell’universo scolastico. Il suo ultimo libro “Tutta un’altra scuola” edito da Giunti (e disponibile in e-book) non tradisce il suo spirito di acuto osservatore che analizza, valuta e propone, anche con ironia, soluzioni a vantaggio dell’intera comunità scolastica.

“A scuola non stanno male solo gli scolari o gli studenti. Ci sono anche molti insegnanti che stanno male, hanno gli stessi sintomi dei loro studenti: vanno a scuola malvolentieri, restano spesso a casa, sono frustrati e a volte si sentono un po’ perseguitati dal dirigente o dalle famiglie”. Continua a leggere

L’APPRENDIMENTO COOPERATIVO (COOPERATIVE LEARNING)

Sperimentare un diverso metodo d’insegnamento, cambiare setting didattico o valutare nuove soluzioni educative può sembrare destabilizzante per la classe, ma è il vero fulcro di tutto il lavoro di un educatore. A volte i docenti devono affrontare resistenze legate ad cooperative-learningabitudini consolidate, a preferenze innate e questo può rappresentare un limite. Tempo fa leggevo: “Se una macchina del tempo consentisse a un nostro antenato […] di trascorrere una giornata nella nostra epoca […] certamente non riconoscerebbe quasi niente […]. Tuttavia, questo ipotetico visitatore probabilmente riconoscerebbe un’aula scolastica”. Siete d’accordo? La scuola resiste al cambiamento. Eppure la nostra società è improntata a
l cambiamento rapido, incessante, inesorabile e la scuola dovrebbe allenare e preparare ad una società in rapida trasformazione, dobbiamo considerare fin da subito la dimensione sociale della stessa scuola. Ecco, quindi, come il Cooperative Learning può rispondere a queste esigenze immediate. Continua a leggere

L’insegnante di sostegno: compiti e competenze.

Chi è l’insegnante di sostegno? Quali compiti assolve e quali competenze possiede? La risposta più comune, tra i non addetti ai lavori, descrive un docente dedicato esclusivamente ai l'insegnante di sostegnoportatori di handicap, invece, le normative delineano una figura ben diversa. Il  DPR 970 del 1975 all’art. 9  afferma  che  il personale  specializzato  non  è  assegnato agli allievi diversamente abili, ma: “a  scuole  normali  per  interventi  individualizzati  di  natura  integrativa  in  favore  della generalità  degli  alunni  e  in  particolare  di  quelli  che  presentano  specifiche  difficoltà  di apprendimento”. La Legge 104/1992 all’art. 13 dichiara: “Gli insegnanti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti”. Continua a leggere

Le difficoltà di comprensione- parte 2

Riprendiamo a parlare di difficoltà di comprensione. Nel precedente articolo abbiamo analizzato le prime delle quattro fasi suggerite: Anteprima, Scatto e blocco, Punti principali, ConclusionLe difficoltà di comprensionei. Come già detto, la comprensione è una delle abilità fondamentali, che interessa in modo trasversale tutte le discipline, pertanto è molto importante allenarla. Affrontate le prime due strategie, si passa alla fase dei punti principali, cioè si deve cogliere l’idea principale del testo o dei paragrafi, rielaborarla e sintetizzarla con parole proprie.

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