Pronti per tornare a scuola? 5 Consigli per affrontare il rientro

L’anno scolastico sta per iniziare, il percorso sarà ancora una volta lungo e impegnativo ma certamente pieno di emozioBack to Schoolni. Ritornare alla quotidianità può essere causa di ansia e di stress, per adulti e ragazzi, e in particolare la scuola, che per molti anni rappresenta il fulcro nella vita dei bambini e delle loro famiglie, è un luogo in cui si riversano grandi aspettative ma anche ansie e timori, quindi, è importante saper gestire le emozioni specie a tutela dei più piccoli. Chiaramente bisogna saper valutare se le ansie dei nostri bambini sono legate a cause di malessere più generali (pensiamo al bullismo o alle difficoltà scolastiche), nel complesso possono bastare piccoli accorgimenti per rendere il rientro più sereno. Continua a leggere

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Come costruire il Piano Didattico Personalizzato

La legge 170/2010 e i decreti attuativi stabiliscono l’obbligo di redigere annualmente per gli alunni con DSA il Piano Didattico Personalizzato. Ma di cosa si tratta? Il PDP è un progetto  o programma chCome costruire il Piano Didattico Personalizzatoe ha lo scopo di migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’apprendimento dell’alunno con l’uso di strategie e metodologie diversificate e quindi personalizzate. Cosa deve contenere il PDP? I dati anagrafici dell’alunno, le tipologie del disturbo, le attività didattiche individualizzate, le misure dispensative adottate e le forme di verifica e valutazione personalizzate. Questo documento è efficace se modifica realmente i comportamenti e i procedimenti attivati a scuola e anche a casa da parte di insegnanti e genitori. Il Piano deve contenere indicazioni che siamo significative, anche poche ma importanti, realistiche, che siano alla portata dell’alunno, coerenti, ovvero senza contraddizioni tra le varie discipline, concrete e verificabili, indicazioni precise e non interpretabili. Inoltre, il Piano deve essere continuamente verificato e monitorato. Chi redige il PDP? Il Piano viene redatto dal team di docenti o dal Consiglio di classe, una volta acquisita la diagnosi. È consigliabile, in una fase preparatoria, un incontro tra docenti, famiglia e specialisti per confrontarsi e scambiarsi utili informazioni e indicazioni. Quali compiti ha il docente? Continua a leggere

Tutta un’altra scuola! Quella di oggi ha i giorni contati

Gli insegnanti, nonostante quanto sostenuto dai più, lavorano anche in vacanza: progetti, idee e programmi impegnano i pensieri dei docenti anche sotto l’ombrellone, ed è per questo che ho pensato di proporvi una lettura che può rivelarsi decisamente stimolante. In tanti fra voi cScuolaonoscono Giacomo Stella, docente ordinario di Psicologia clinica presso l’Università di Modena e Reggio Emilia e direttore di molti corsi di perfezionamento in materia di apprendimento, nonché fondatore dell’Associazione Italiana Dislessia. Molti di noi hanno avuto modo di incontrarlo durante attività formative, workshop e incontri sui temi della didattica e dei disturbi di apprendimento e ne conosciamo e apprezziamo la chiarezza espositiva e la lucida analisi dell’universo scolastico. Il suo ultimo libro “Tutta un’altra scuola” edito da Giunti (e disponibile in e-book) non tradisce il suo spirito di acuto osservatore che analizza, valuta e propone, anche con ironia, soluzioni a vantaggio dell’intera comunità scolastica.

“A scuola non stanno male solo gli scolari o gli studenti. Ci sono anche molti insegnanti che stanno male, hanno gli stessi sintomi dei loro studenti: vanno a scuola malvolentieri, restano spesso a casa, sono frustrati e a volte si sentono un po’ perseguitati dal dirigente o dalle famiglie”. Continua a leggere

Bambini al mare

Il mare e la sabbia sono uno stimolo naturale che aiuta a liberare la fantasia dei bambini favorendo il loro sviluppo motorio, manuale e creativo. I raggi solari aumentano la produzione di vitamina D (fondamentale per lo sviluppo del sistema scheletrico) stimolano il metabolismo acbambini al marecelerando l’attività cellulare, migliorano l’umore e, per finire, rafforzano il sistema immunitario. Come aiutarli a prendere confidenza con l’acqua? Ogni bambino ha i suoi tempi e dobbiamo rispettarli, senza trasmettergli le nostre paure. Resistiamo alla voglia di forzarli, i primi giorni può essere d’aiuto avvicinarsi al mare tenendolo vicino, fargli bagnare i piedi e giocare con le piccole onde sul bagnasciuga. Successivamente per l’immersione tenete conto che la posizione ideale per cominciare a spostarsi nell’acqua è quella obliqua, in cui l’equilibrio del bambino è più stabile e la testa può stare completamente fuori dall’acqua.

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“Cosa vuoi fare da grande?”

Ciascuno di noi ha subito l’assillo di questa domanda, e con stupefacente leggerezza, quasi fosse un rituale, non abbiamo risparmiato le generazioni successive alla nostra. Quanto è stato difficile trovarcosa fuori fare da grande_e una risposta? Alcuni individuano la propria passione e non fanno altro che seguirla, ma non per tutti è così. Quanti di voi hanno cambiato idea col tempo o hanno seguito percorsi differenti, in successione o contemporaneamente? La società e la nostra cultura ci chiedono di essere degli specialisti, dei profondi conoscitori di un unico ambito e chi non riesce a scegliere, a darsi quell’univoca direzione, è colto dalla frustrazione, e quello che da bambini era un gioco fatto di sogni e immaginazione diventa il peggiore degli incubi. Cosa voglio fare? È una scelta importante, fondamentale che ci pone in condizione di valutare prospettive, interessi, ambizioni e coniugarle in un’unica possibilità. Avere molteplici interessi e ambizioni, lasciarsi trascinare da una passione fino ad esaurirla per poi passare alla successiva, non è per nulla una stranezza. Quando abbiamo deciso che l’essere eclettici è un difetto?

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Educare alla diversità

La scuola è luogo d’incontro e di relazione, del resto l’esperienza formativa di ciascuno di noi è caratterizzata da continue presenze dell’altro. Entrare in relazione con l’altro ovviamente significa entrare in contatto con un’altra identità, cioè con qualcuno che è diverso da me. In questo Educare alla diversità (2)modo, oltre a conoscere maggiormente la mia identità, io posso arricchirmi grazie all’alterità. Esiste un IO proprio in quanto è presente un TU con cui confrontarmi, un EGLI da cui differenziarci, e così via. Ma non sempre questo dialogo è adeguatamente riconosciuto e valorizzato. La diversità è spesso vista in chiave negativa, come minaccia della propria identità e per questo la presenza del diverso frequentemente genera sentimenti di paura, ansia, sospetto. Tutto ciò determina (ahi noi!) comportamenti di violenza e discriminazione ed è per questo che è fondamentale rivedere il ruolo della scuola. Continua a leggere