Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati.

Educare alle emozioni è uno dei compiti più importanti per un genitore, ma anche per un docente/educatore. I ragazzi oggi sono abituati a vivere connessioni, non relazioni, non veri e propri rapporti umani. Spesso si pena che amare un’altra persona significhi desiderarla, immaginando che ci si debba comBaumanportare come se si trattasse di un oggetto. Ed è proprio questo il compito più importante: insegnare a distinguere le persone dagli oggetti. Molti purtroppo, invece, ritengono che il loro agire sia predominante rispetto ai sentimenti delle altre persone, che vengono inevitabilmente considerate persone-oggetto, (da qui comprendi anche l’emergere abnorme di femminicidi e casi di stalking). La mia analisi deriva dallo studio di Zygmunt Bauman. Il sociologo afferma che nella nostra società, in cui la novità e la provvisorietà sembrano prevalere sulla durata delle relazioni, le emozioni non hanno modo di convertirsi in sentimenti: “L’uomo è combattuto tra la voglia di provare nuove emozioni e il bisogno di un sentimento (amore o amicizia) autentico, di un legame profondo che vada oltre l’entusiasmo iniziale”. Insomma, Società liquida=Amore liquido, ovvero, un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame. Continua a leggere

Annunci

DSA: Cosa fare dopo la diagnosi?

Cosa fare dopo la diagnosi di DSA? Per un genitore confrontarsi con le difficoltà di lettura del proprio figlio nodsa_cosa_fare_dopo_la_diagnosin è semplice; non è semplice capire che il proprio ragazzo che in tante situazioni familiari e sociali è sveglio, intelligente, vivace e brillante, non riesce come gli altri a fare un’operazione abbastanza automatica che è quella di collegare il suono di alcune lettere o di alcuni fonemi alle corrispondenti lettere scritte o grafemi. Così come non è semplice capire che, per affrontare questo disturbo e gli altri disturbi dell’apprendimento, il ragazzo ha bisogno di un intervento specifico e individualizzato.

Il percorso è diverso in base all’età e alla specificità del disturbo, in ogni caso il primo passo è la lettura della diagnosi. Continua a leggere

ADHD: Come riconoscerlo e come gestirlo a scuola.

L’ADHD (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività) è un disturbo evolutivo dell’auto controllo di origine neurobiologica, è un disturbo pervasivo e pertanto incide su tutti i contesti e ambienti. Risulta più gestibile nel rapporto uno a uno, mentre presenta sempre difficoltà nella frequenza scolastica, nel giocare con i coetanei, nella convivenza serena con i gensindrome-da-deficit-di-attenzione-e-iperattivitaitori, nell’inserirsi normalmente all’interno della società. Quindi, possiamo dire che un bambino solo disattento o iperattivo solamente a scuola molto probabilmente non è un ADHD. Un ADHD manifesta un deficit di attenzione connesso a iperattività e impulsività, e in generale possiamo osservare: difficoltà a mantenere l’attenzione, facilità nel commettere errori di distrazione, mancata attenzione per l’interlocutore, difficoltà a seguire le istruzioni e a portare a termine i compiti scolastici, difficoltà organizzative, evitamento di compiti che richiedono uno sforzo continuativo, perdita di oggetti e strumenti, sbadataggine, irrequietezza, difficoltà a rimanere al proprio posto in classe, tendenza a parlare molto e ad interrompere gli altri. In base alla descrizione proposta, si possono osservare tre sottotipi: Continua a leggere

Strategie per un metodo di studio efficace

Lo studio è un tipo di apprendimento intenzionale che richiede l’attivazione di diversi processi cognitivi, tra i quali ad esempio: l’attenzione, la memoria, la percezione, la motivazione, il pensiero,metodo di studio il linguaggio, l’emozione. Un approccio metacognitivo e, quindi, uno studio sul funzionamento dei processi correlato al proprio funzionamento può costituire già di per sé un ottimo approccio allo studio. Chiaramente questo tipo di metodologia può essere suggerita ai ragazzi più grandi, con un livello di consapevolezza e autonomia più strutturati. Uno studente strategico può comunque avvalersi di diverse strategie che gli consentano di apprendere con maggiore facilità. Uno dei primi punti è relativo alla gestione del tempo. In particolare nei ragazzi con DSA l’organizzazione è un aspetto spesso deficitaria che necessita di attenzione. Può rivelarsi utile l’ausilio di tabelle-diario in cui sia possibile distinguere giorni e orari o dei Planner settimanali o mensili nei quali prevedere, in relazione alle discipline, il ripasso, gli esercizi, le pause, gli strumenti da usare. Continua a leggere

Pronti per tornare a scuola? 5 Consigli per affrontare il rientro

L’anno scolastico sta per iniziare, il percorso sarà ancora una volta lungo e impegnativo ma certamente pieno di emozioBack to Schoolni. Ritornare alla quotidianità può essere causa di ansia e di stress, per adulti e ragazzi, e in particolare la scuola, che per molti anni rappresenta il fulcro nella vita dei bambini e delle loro famiglie, è un luogo in cui si riversano grandi aspettative ma anche ansie e timori, quindi, è importante saper gestire le emozioni specie a tutela dei più piccoli. Chiaramente bisogna saper valutare se le ansie dei nostri bambini sono legate a cause di malessere più generali (pensiamo al bullismo o alle difficoltà scolastiche), nel complesso possono bastare piccoli accorgimenti per rendere il rientro più sereno. Continua a leggere

Come costruire il Piano Didattico Personalizzato

La legge 170/2010 e i decreti attuativi stabiliscono l’obbligo di redigere annualmente per gli alunni con DSA il Piano Didattico Personalizzato. Ma di cosa si tratta? Il PDP è un progetto  o programma chCome costruire il Piano Didattico Personalizzatoe ha lo scopo di migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’apprendimento dell’alunno con l’uso di strategie e metodologie diversificate e quindi personalizzate. Cosa deve contenere il PDP? I dati anagrafici dell’alunno, le tipologie del disturbo, le attività didattiche individualizzate, le misure dispensative adottate e le forme di verifica e valutazione personalizzate. Questo documento è efficace se modifica realmente i comportamenti e i procedimenti attivati a scuola e anche a casa da parte di insegnanti e genitori. Il Piano deve contenere indicazioni che siamo significative, anche poche ma importanti, realistiche, che siano alla portata dell’alunno, coerenti, ovvero senza contraddizioni tra le varie discipline, concrete e verificabili, indicazioni precise e non interpretabili. Inoltre, il Piano deve essere continuamente verificato e monitorato. Chi redige il PDP? Il Piano viene redatto dal team di docenti o dal Consiglio di classe, una volta acquisita la diagnosi. È consigliabile, in una fase preparatoria, un incontro tra docenti, famiglia e specialisti per confrontarsi e scambiarsi utili informazioni e indicazioni. Quali compiti ha il docente? Continua a leggere

Le disavventure scolastiche di Hank Zipzer, brillante bambino dislessico.

Henry Winkler è passato alla storia come Fonzie, il personaggio della fortunatissima serie TV Happy Days, da un po’ dopo aver appeso al chiodo il giubbotto di pelle, ha iniziato a scrivere libri per bambini. Hank Zipzer ha nove anni, una sorella con un’iguana come animale domestico ed Henry Winkler Dislessiaè dislessico. La scrittura è per lui una delle cose più difficili al mondo, esamina le parole, le tiene in mente, ma quando arriva il momento di utilizzarle, le dimentica. Hank è un nomignolo per Henry, perché sì, Henry Winkler è dislessico e la storia di Hank è anche un po’ la sua. Winkler ha scoperto di essere dislessico soltanto a 31 anni ed è per questo che racconta così bene la storia di Hank e di tutti i suoi sistemi per sfuggire alle consegne scolastiche. I libri sono stati scritti a quattro mani da Winkler e Liv Oliver, scrittrice e produttrice di serie televisive per bambini. Insieme scrivono in modo scorrevole, chiaro, adatto ai lettori più giovani. La storia di Hank ci consente di entrare  nella vita di un bambino dislessico,  Continua a leggere

Bambini al mare

Il mare e la sabbia sono uno stimolo naturale che aiuta a liberare la fantasia dei bambini favorendo il loro sviluppo motorio, manuale e creativo. I raggi solari aumentano la produzione di vitamina D (fondamentale per lo sviluppo del sistema scheletrico) stimolano il metabolismo acbambini al marecelerando l’attività cellulare, migliorano l’umore e, per finire, rafforzano il sistema immunitario. Come aiutarli a prendere confidenza con l’acqua? Ogni bambino ha i suoi tempi e dobbiamo rispettarli, senza trasmettergli le nostre paure. Resistiamo alla voglia di forzarli, i primi giorni può essere d’aiuto avvicinarsi al mare tenendolo vicino, fargli bagnare i piedi e giocare con le piccole onde sul bagnasciuga. Successivamente per l’immersione tenete conto che la posizione ideale per cominciare a spostarsi nell’acqua è quella obliqua, in cui l’equilibrio del bambino è più stabile e la testa può stare completamente fuori dall’acqua.

Continua a leggere

“Cosa vuoi fare da grande?”

Ciascuno di noi ha subito l’assillo di questa domanda, e con stupefacente leggerezza, quasi fosse un rituale, non abbiamo risparmiato le generazioni successive alla nostra. Quanto è stato difficile trovarcosa fuori fare da grande_e una risposta? Alcuni individuano la propria passione e non fanno altro che seguirla, ma non per tutti è così. Quanti di voi hanno cambiato idea col tempo o hanno seguito percorsi differenti, in successione o contemporaneamente? La società e la nostra cultura ci chiedono di essere degli specialisti, dei profondi conoscitori di un unico ambito e chi non riesce a scegliere, a darsi quell’univoca direzione, è colto dalla frustrazione, e quello che da bambini era un gioco fatto di sogni e immaginazione diventa il peggiore degli incubi. Cosa voglio fare? È una scelta importante, fondamentale che ci pone in condizione di valutare prospettive, interessi, ambizioni e coniugarle in un’unica possibilità. Avere molteplici interessi e ambizioni, lasciarsi trascinare da una passione fino ad esaurirla per poi passare alla successiva, non è per nulla una stranezza. Quando abbiamo deciso che l’essere eclettici è un difetto?

Continua a leggere

Bocciatura! Cosa fare?

NonBOCCIATURA!ostante in alcuni casi sia abbastanza prevedibile, non si può dire di essere pronti ad affrontare una situazione tanto complessa. La sofferenza, la frustrazione e il senso di fallimento accomunano genitori e ragazzi. In che modo è meglio gestire tale circostanza?

È fondamentale che i genitori mantengano un atteggiamento empatico e di apertura nei confronti del figlio. È inutile scaricare la rabbia e i propri sentimenti negativi sul ragazzo, le critiche devono essere poste sul suo comportamento (su ciò che fa) non sulla persona (su ciò che è), Continua a leggere