L’insegnante di sostegno: compiti e competenze.

Chi è l’insegnante di sostegno? Quali compiti assolve e quali competenze possiede? La risposta più comune, tra i non addetti ai lavori, descrive un docente dedicato esclusivamente ai l'insegnante di sostegnoportatori di handicap, invece, le normative delineano una figura ben diversa. Il  DPR 970 del 1975 all’art. 9  afferma  che  il personale  specializzato  non  è  assegnato agli allievi diversamente abili, ma: “a  scuole  normali  per  interventi  individualizzati  di  natura  integrativa  in  favore  della generalità  degli  alunni  e  in  particolare  di  quelli  che  presentano  specifiche  difficoltà  di apprendimento”. La Legge 104/1992 all’art. 13 dichiara: “Gli insegnanti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti”. Continua a leggere

Imparare a leggere … giocando!

Come insegnare a leggere ai bambini? Nell’era della tecnologia è naturale che i nativi digitali imparinImparare a leggere ... giocando!o anche attraverso strumenti informatici cui noi non eravamo (o non siamo, in alcuni casi) abituati. Tablet, smartphone e computer hanno invaso la nostra quotidianità riuscendo a fornirci valide soluzioni, rapide e a portata di mano, per gestire una immensa quantità di situazioni. Così anche le modalità di apprendimento sono cambiate. Sono state sviluppate moltissime applicazioni educative che ci offrono la possibilità di accompagnare i bambini all’uso della tecnologia, senza che questa diventi una baby sitter! In questo articolo vi propongo le prime 3 applicazioni gratuite utili ad avvicinare i bambini alla lettura. Continua a leggere

I “SINTOMI” della dislessia

Quali sono i sintomi della dislessia?” e “Si guarisce dalla dislessia?”. Queste sono le domande che più spesso miDSA e domande frequenti sono state rivolte da quando mi occupo di DSA. L’impatto con questa terminologia è sempre stato difficile per me, ma è necessario prendere atto della scarsa informazione che evidentemente ancora circola sull’argomento.  Parlare dei disturbi dell’apprendimento in questi termini significa considerare la dislessia e gli altri disturbi come delle vere e proprie malattie, e così non è! Innanzitutto, quindi, è utile fornire una corretta definizione: “Il termine Disturbi Specifici dell’Apprendimento si riferisce ad un gruppo eterogeneo di disturbi caratterizzati da significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso di abilità scolastiche, quali la capacità di lettura, di scrittura e di calcolo, non imputabili a fattori di disabilità grave e comunque definibili in base al mancato raggiungimento dei criteri attesi di apprendimento, rispetto alle potenzialità del soggetto”. Continua a leggere

Le unità di apprendimento

Rispetto al passato oggi tutto si trasforma ad una velocità che rende impossibile fare previsioni a lungo termine. Per vivere in questa società quindi è quasi obbligatUAorio adattarsi velocemente al cambiamento, è importante, soprattutto per le nuove generazioni, acquisire nuove abilità nella gestione delle informazioni e delle relazioni interpersonali; non possono bastare le conoscenze apprese, ma è necessario imparare ad apprendere, ed essere in grado di farlo per tutta la vita. Ognuno ha margini di miglioramento, ognuno, come dice Vygotsky , ha la propria zona di sviluppo prossimale, ha cioè la possibilità di sviluppare al massimo le proprie qualità grazie all’intervento collaborativo degli altri. Compito di un professionista dell’apprendimento (quale è un insegnante) è di aiutare ad accrescere queste qualità utilizzando gli strumenti e le modalità più adatte al destinatario del suo intervento educativo. È in questo contesto che la scuola è passata dalle unità didattiche alle unità di apprendimento. Continua a leggere

Bravi insegnanti si nasce o si diventa? “The Economist” ci spiega how to make a good teacher.

Lo scorso 11 giugno sul famoso settimanale inglese The Economist è apparso un interessantediventare2 articolo di analisi sul lavoro degli insegnanti. Pochi mestieri sono necessari come quello dell’insegnante, sono infatti molti i fattori che determinano il successo di un bambino, ma niente conta quanto un insegnamento di qualità. Uno studio americano ha rilevato che in un singolo anno di insegnamento i migliori docenti riescono a preparare tre volte meglio i propri studenti, rispetto ai loro colleghi meno brillanti. Un altro studio suggerisce che, se gli alunni di colore avessero avuto un insegnamento migliore, il divario tra loro e gli studenti bianchi sarebbe scomparso con rapidità. Ma come si fa ad essere i migliori insegnanti? Bravi insegnanti si nasce o ci si può diventare?  Continua a leggere

Le difficoltà di comprensione- parte 2

Riprendiamo a parlare di difficoltà di comprensione. Nel precedente articolo abbiamo analizzato le prime delle quattro fasi suggerite: Anteprima, Scatto e blocco, Punti principali, ConclusionLe difficoltà di comprensionei. Come già detto, la comprensione è una delle abilità fondamentali, che interessa in modo trasversale tutte le discipline, pertanto è molto importante allenarla. Affrontate le prime due strategie, si passa alla fase dei punti principali, cioè si deve cogliere l’idea principale del testo o dei paragrafi, rielaborarla e sintetizzarla con parole proprie.

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Educare alla diversità

La scuola è luogo d’incontro e di relazione, del resto l’esperienza formativa di ciascuno di noi è caratterizzata da continue presenze dell’altro. Entrare in relazione con l’altro ovviamente significa entrare in contatto con un’altra identità, cioè con qualcuno che è diverso da me. In questo Educare alla diversità (2)modo, oltre a conoscere maggiormente la mia identità, io posso arricchirmi grazie all’alterità. Esiste un IO proprio in quanto è presente un TU con cui confrontarmi, un EGLI da cui differenziarci, e così via. Ma non sempre questo dialogo è adeguatamente riconosciuto e valorizzato. La diversità è spesso vista in chiave negativa, come minaccia della propria identità e per questo la presenza del diverso frequentemente genera sentimenti di paura, ansia, sospetto. Tutto ciò determina (ahi noi!) comportamenti di violenza e discriminazione ed è per questo che è fondamentale rivedere il ruolo della scuola. Continua a leggere

La Scuola delle Competenze

I ragazzi che frequentano oggi le nostre scuole rappresentano la generazione dei cosiddetti nativi digitali (dei quali abbiamo parlato qui). Sono, e siamo, immersi in un mondo in cui l’accesso all’informazione è facile e rapido, insegnare quindi non è più un trasferimento diCompetenze saperi e nozioni, ma è un percorso di formazione dello studente competente. È importante crescere cittadini attivi, riflessivi e responsabili, capaci di confrontarsi con gli altri e consapevoli delle proprie capacità e abilità. La competenza è l’applicazione di un sapere in un dato contesto attuando i comportamenti più idonei alla produzione del risultato. È nella relazione tra sapere e fare che si colloca la questione della competenza. Non una semplice capacità di fare, non una semplice conoscenza, ma un saper applicare. Ma come possiamo aiutare gli studenti ad acquisire buoni livelli di competenza e ad imparare ad utilizzare ciò che apprendono? Continua a leggere

Le Prove Invalsi nella scuola dell’inclusione

Nella scorsa settimana, come ogni anno, i nostri studenti delle classi terze della seconda primaria, si soninvalsio cimentati nelle tanto temute quanto discusse Prove Invalsi. Mi sono sempre interrogata sulla loro utilità, certa di essere in buona compagnia. Provare per credere. Quanti di voi (e mi riferisco soprattutto ai non addetti ai lavori) hanno mai provato o anche solo visto questi test? E siamo sicuri di sapere esattamente cosa siano e a cosa servano? Innanzitutto, si tratta di test standardizzati nazionali per la rilevazione degli apprendimenti, che vengono somministrati nelle seconde e quinte elementari, terze medie e in tutte le seconde superiori. Continua a leggere

Bocciatura! Cosa fare?

NonBOCCIATURA!ostante in alcuni casi sia abbastanza prevedibile, non si può dire di essere pronti ad affrontare una situazione tanto complessa. La sofferenza, la frustrazione e il senso di fallimento accomunano genitori e ragazzi. In che modo è meglio gestire tale circostanza?

È fondamentale che i genitori mantengano un atteggiamento empatico e di apertura nei confronti del figlio. È inutile scaricare la rabbia e i propri sentimenti negativi sul ragazzo, le critiche devono essere poste sul suo comportamento (su ciò che fa) non sulla persona (su ciò che è), Continua a leggere