Mika e la dislessia

In che modo Mika ha superato le difficoltà legate alla dislessia e ai suoi disturbi dell’apprendimento? Michael Holbrook Penniman junior, classe 1983 ha incantato l’Italia già diversi anni fa, gmika_e_la_dislessiarazie al talent X-Factor, per poi, in breve tempo, conquistare definitivamente il cuore degli italiani per merito della sua affascinante personalità. Sebbene sia sempre sorridente e brioso, in passato, però non sono mancate le porta in faccia, i rifiuti, le derisioni, ma ha saputo ripagare bullismo e discriminazione con la poesia delle sue note: tutto il dolore è diventato melodia, trasformandosi. Nonostante la sofferenza, Mika non ha mai perso la fiducia in sé stesso e negli altri. Come ha più volte raccontato, a causa dei disagi connessi alle sue difficoltà di apprendimento, si è spesso definito come un pesce su un albero. Continua a leggere

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Stili cognitivi e stili di apprendimento

L’analisi di stili cognitivi e stili di apprendimento è fondamentale per i docenti affinché possano bilanciare al meglio il loro stile di insegnamento. Sappiamo bene che l’apprendimento è ustili_cognitivi_stili_di_apprendimenton processo attivo di costruzione di conoscenze, abilità, atteggiamenti in un contesto di interazione. L’apprendimento significativo è alla base dell’integrazione costruttiva di pensieri, sentimenti e azioni e induce all’empowerment finalizzato all’impegno e alla responsabilità. Quindi è necessario che si generi un’elaborazione attiva delle informazioni che giungono l’alunno, dalla comprensione, confronto, valutazione e interazione di più fonti informative. Come sappiamo nell’apprendimento sono centrali alcuni processi cognitivi: l’attenzione, come funzione trasversale; la percezione, per l’accesso alle informazioni; la memoria, che permette l’immagazzinamento delle informazioni e la loro reiterazione.

Gli stimoli sono filtrati dai nostri sensi e ciascuno ha un canale privilegiato di input delle informazioni, è importante quindi analizzare attraverso quali canali sensoriali giungano le informazioni in modo da valutare in base all’osservazione quali siano i canali di apprendimento privilegiati per ogni singolo alunno. Continua a leggere

DSA: Cosa fare dopo la diagnosi?

Cosa fare dopo la diagnosi di DSA? Per un genitore confrontarsi con le difficoltà di lettura del proprio figlio nodsa_cosa_fare_dopo_la_diagnosin è semplice; non è semplice capire che il proprio ragazzo che in tante situazioni familiari e sociali è sveglio, intelligente, vivace e brillante, non riesce come gli altri a fare un’operazione abbastanza automatica che è quella di collegare il suono di alcune lettere o di alcuni fonemi alle corrispondenti lettere scritte o grafemi. Così come non è semplice capire che, per affrontare questo disturbo e gli altri disturbi dell’apprendimento, il ragazzo ha bisogno di un intervento specifico e individualizzato.

Il percorso è diverso in base all’età e alla specificità del disturbo, in ogni caso il primo passo è la lettura della diagnosi. Continua a leggere

DSA: Come scegliere le Scuole superiori?


“Quale sarà la scuola migliore? La più adatta? La più facile? La più aggiornata e pronta ad accogliere i ragazzi con DSA?” Ecco le domande di molti ragazzi e genitori difronte all’inevitabile scelta in terza media. Siamo consapevoli che più di tutti è il ragazzo a dover indagare suldsa-come-scegliere-le-scuole-superiorile proprie inclinazioni e aspettative, ma è necessario guidarlo e valutare insieme le molteplici possibilità. La paura di sbagliare e di ritrovarsi a rivivere situazioni passate poche gradevoli è tanta. Le scuole medie, per chi ha un DSA, di solito non sono di grande aiuto. I professori indirizzano gli alunni verso determinati istituti in base ai risultati scolastici e non esattamente in considerazione delle inclinazioni e capacità, così, spesso, gli alunni dislessici sono orientati verso istituti professionali, proprio come i loro compagni meno bravi a scuola. Se da una parte intraprendere scuole con molti elementi pratici può aiutare i ragazzi con DSA a mostrare le loro competenze e capacità non per forza mediate dallo studio teorico, è altrettanto vero che questo non funziona per tutti i ragazzini con DSA. Del resto, siamo chiari, non esiste la scuola perfetta, la scuola migliore, ma quella su misura per te! Continua a leggere

Come gestire la classe?

Uno dei compiti più difficili per gli insegnanti di oggi è proprio quello di riuscire a gestire la molteplicità del gruppo classe, aspetto legato anche al modo di insegnare. La gestione della classe implica il riuscire a icome-gestire-la-classempostare una relazione significativa, il condurre una lezione in modo che tutti riescano ad apprendere e, infine, il verificarne i risultati. Oltre a ciò è necessario tener conto delle difficoltà e delle problematiche di ogni alunno a livello psichico, comportamentale, sociale e sensoriale. Per gestire al meglio i bisogni della propria classe, l’insegnante deve tener conto di fattori esterni, fattori interni, fattori umani. Questo significa comprendere il contesto culturale in cui si vive, conoscere la struttura e le risorse economiche dell’Istituto in cui si lavora ed essere disponibili al cambiamento, ovvero il docente deve dimostrarsi flessibile. Agire solo sotto il profilo didattico non è sufficiente per la gestione della classe, è necessario avere consapevolezza di se stessi, del proprio ruolo e delle relazioni che ci sono tra gli allievi, tra gli insegnanti e gli allievi, tra insegnanti e con il Dirigente e i genitori. Sicuramente come insegnante avrai esperienza di alunni con problematiche personali, Continua a leggere

Strumenti compensativi: la Sintesi Vocale.

la-sintesi-vocaleNella tua esperienza ti sarà capitato di osservare un ragazzo dislessico che rimugina per ore davanti allo stesso capitolo, ma che supera velocemente ogni difficoltà se qualcun altro lo legge per lui a voce alta. La compensazione per la dislessia parte da questo presupposto, e poiché si punta all’autonomia si sostituisce il lettore in carne ed ossa con lo strumento del computer con sintesi vocale.

Ma funziona davvero? E funziona sempre?

Perché questo accada sono necessarie due condizioni preliminari:

  1. Il ragazzo non deve manifestare problemi nella comprensione in ascolto;
  2. Si deve essere in grado di superare i limiti espressivi della sintesi vocale sfruttandone adeguatamente le potenzialità.

Come ben saprai, la sintesi vocale è solo un altro modo di leggere, del resto si può leggere con tutti i sensi e nel caso della sintesi vocale possiamo dire che si legge con le orecchie. Ciò che i ragazzi mal sopportano della sintesi vocale non è tanto la voce meccanica o monocorde ma la mancanza di espressività, gli accenti e le pause sbagliate, che sono l’effetto di una macchina che, in quanto tale, non capisce ciò che sta leggendo. Continua a leggere

Le competenze compensative

Le Linee Guida ministeriali indicano chiaramente l’utilizzo di strumenti didattici e tecnologici che sostituiscano o facilitino le prestazioni. Fra quelli più conosciuti abbiamo, ad esempio, la sintesi vocale, che trasforma la lettura in un compito di ascolto; il le-competenze-compensativeregistratore, che consente di non prendere gli appunti per iscritto; i programmi di videoscrittura con correttore ortografico; la calcolatrice, che facilita nelle operazioni di calcolo, e altri strumenti a bassa tecnologia, come tabelle, formulari e mappe concettuali. È sempre necessario sottolineare che gli strumenti compensativi hanno un rapporto funzionale con l’abilità deficitaria, ma non facilitano il compito da un punto di vista cognitivo. L’idea generale che ci si è fatti sugli strumenti compensativi è che fosse sufficiente consentirne l’uso; in tanti, infatti, pensano che sia sufficiente individuare lo strumento più adatto a compensare quella specifica abilità per rispondere al bisogno del ragazzo. In realtà, nella pratica, gli strumenti che funzionano sono davvero molto pochi Continua a leggere

Le Mappe Mentali: come realizzarle e quale utilità nella didattica

Le scienze cognitive provano che l’uomo non pensa per modelli lineari, così come dimostra la rete neuronale nell’elaborazione del nostro pensiero, eppure gli strumenti con cui l’uomo organizza e concle-mappe-mentaliretizza le sue idee seguono una logica sequenziale. Tra gli organizzatori grafici della conoscenza che gli studenti e i docenti usano come supporto allo studio, le mappe mentali occupano un posto di rilievo. Queste sono state ideate dallo psicologo inglese Tony Buzan, che partendo dagli studi sulla memoria e sulla possibilità della mente umana di associare concetti e informazioni in modo radiale e non lineare. Gli appunti lineari, infatti, presentano alcuni svantaggi: nascondo le parole chiave, rendono difficile il recupero delle informazioni, fanno perdere tempo, non stimolano la creatività dl cervello. Ispirandosi alla struttura dei neuroni, Buzan ha messo a punto il metodo delle mappe mentali per rappresentare i concetti: Continua a leggere

Disturbi dell’apprendimento e didattica metacognitiva

La didattica metacognitiva rappresenta un valido intervento nella pratica educativa dei soggetti con DSA, perché agisce sulla natura dei percorsi evolutivi della persona; l’innovazione di tale didattica, in particolare, consiste nel nuovo modo di trasmettere i contenuti tradizionali delle varie aree curriculari. Un aspetto positivo dell’approccio metacognitivo è dsa-e-didattica-metacognitivarappresentato dal ruolo che viene attribuito dalla persona destinataria degli interventi di recupero; si punta infatti, esplicitamente, ad un ruolo attivo e di autodirezione, ad un ruolo competente e autonomo. Ciò significa informare il soggetto per renderlo coprotagonista del processo di apprendimento per la possibilità di sfruttare abilità, comportamenti e consapevolezze. Per quanto riguarda la motivazione, è importante che i processi di apprendimento vengano di volta in volta ancorati a un significato, ad uno scopo, ad una funzionalità che deve essere ben chiaro per il bambino. Utile alla motivazione del bambino sarà anche prevedere quali saranno i vantaggi relativi agli sforzi che lui sta facendo. Lo scopo delle tecniche metacognitive nella motivazione all’apprendimento è quello di far nascere l’auto-motivazione, cioè la voglia di scoprire, di essere realizzati nella comunicazione sociale e nelle proprie aspettative, ma soprattutto di riuscire a sviluppare il piacere nello svolgere attività di apprendimento. Troppo spesso per molti bambini, la lettura e la scrittura sono compiti che si esauriscono in se stessi (come rimanessero confinati all’interno del loro quaderno) e questo comporta, quanto meno, l’assenza di quei rinforzi motivazionali che potrebbero scaturire dalla compressione e dalla attivazione del loro valore sociale e della loro utilità personale. Purtroppo la lettura è insegnata come semplice capacità di decifrare e, cioè, come attività priva di significato. La parola, però, non è importante in quanto oggetto, ma in quanto portatrice di significato. È questo ciò che il bambino dovrà scoprire. Alcuni autori sostengono infatti che spesso i bambini con DSA sono carenti per quattro aspetti metacognitivi: Continua a leggere

DSA: Come strutturare le verifiche.

I compiti in classe e le verifiche possono essere considerati vere e proprie misure compensative, se adeguatamente formulate in base alle modalità di apprendimento e alle modalità di studio utilizzate dai verifiche-dsaragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento. La fase della valutazione è estremamente delicata, l’insegnante deve chiedersi se il voto negativo sia dovuto alla mancata acquisizione di contenuti o competenze, oppure se determinato dalle modalità di somministrazione dell’esercizio. Nella valutazione è importante tenere conto del percorso dell’alunno, evidenziando i progressi e l’impegno; considerare che i rimandi positivi migliorano l’autostima; evitare segni rossi sul foglio e segnalare gli esercizi svolti correttamente, nell’ottica del rinforzo positivo; valutare il contenuto e non la forma.

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