Strategie per un metodo di studio efficace

Lo studio è un tipo di apprendimento intenzionale che richiede l’attivazione di diversi processi cognitivi, tra i quali ad esempio: l’attenzione, la memoria, la percezione, la motivazione, il pensiero,metodo di studio il linguaggio, l’emozione. Un approccio metacognitivo e, quindi, uno studio sul funzionamento dei processi correlato al proprio funzionamento può costituire già di per sé un ottimo approccio allo studio. Chiaramente questo tipo di metodologia può essere suggerita ai ragazzi più grandi, con un livello di consapevolezza e autonomia più strutturati. Uno studente strategico può comunque avvalersi di diverse strategie che gli consentano di apprendere con maggiore facilità. Uno dei primi punti è relativo alla gestione del tempo. In particolare nei ragazzi con DSA l’organizzazione è un aspetto spesso deficitaria che necessita di attenzione. Può rivelarsi utile l’ausilio di tabelle-diario in cui sia possibile distinguere giorni e orari o dei Planner settimanali o mensili nei quali prevedere, in relazione alle discipline, il ripasso, gli esercizi, le pause, gli strumenti da usare. Continua a leggere

Studiare con le mappe: 5 utili indicazioni.

Come costruire una mappa concettuale? Negli ultimi anni, grazie anche alle indicazioni presenti nelle normative scolastiche, è cresciuto l’interesse nei confronti delle mappe come ausilio all’apprendimento. Nonostante l’uso sia conCome studiare con le mappesigliato e suggerito su più fronti, gli insegnanti spesso manifestano diverse perplessità in merito. A tanti sembra che le mappe siano strumento da concedere, di facilitazione per chi non ha un proprio metodo di studio, un sostitutivo delle abilità di memoria degli studenti, una riduzione dello sforzo per lo studio. Allo stesso tempo, anche gli alunni vivono negativamente l’esperienza delle mappe, innanzitutto le percepiscono come un aggravio del proprio studio, una perdita di tempo. Del resto però hanno una scarsa conoscenza dello strumento, ne associano l’uso a difficoltà scolastiche o disturbi specifici, quindi discriminatorio. Sono necessarie dunque alcune precisazioni. Le mappe (mentali o concettuali) permettono di raggiungere diversi obiettivi: consentono di descrivere, valutare, combinare, integrare, rappresentare idee e concetti; compiere manipolazioni concettuali; attivare la creatività; sviluppare strategie di studio alternative.

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Come costruire il Piano Didattico Personalizzato

La legge 170/2010 e i decreti attuativi stabiliscono l’obbligo di redigere annualmente per gli alunni con DSA il Piano Didattico Personalizzato. Ma di cosa si tratta? Il PDP è un progetto  o programma chCome costruire il Piano Didattico Personalizzatoe ha lo scopo di migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’apprendimento dell’alunno con l’uso di strategie e metodologie diversificate e quindi personalizzate. Cosa deve contenere il PDP? I dati anagrafici dell’alunno, le tipologie del disturbo, le attività didattiche individualizzate, le misure dispensative adottate e le forme di verifica e valutazione personalizzate. Questo documento è efficace se modifica realmente i comportamenti e i procedimenti attivati a scuola e anche a casa da parte di insegnanti e genitori. Il Piano deve contenere indicazioni che siamo significative, anche poche ma importanti, realistiche, che siano alla portata dell’alunno, coerenti, ovvero senza contraddizioni tra le varie discipline, concrete e verificabili, indicazioni precise e non interpretabili. Inoltre, il Piano deve essere continuamente verificato e monitorato. Chi redige il PDP? Il Piano viene redatto dal team di docenti o dal Consiglio di classe, una volta acquisita la diagnosi. È consigliabile, in una fase preparatoria, un incontro tra docenti, famiglia e specialisti per confrontarsi e scambiarsi utili informazioni e indicazioni. Quali compiti ha il docente? Continua a leggere

Individuare precocemente i Disturbi dell’Apprendimento

Secondo uno studio condotto dal Comitato Nazionale di ricerca sull’epidemiologia della dislessia del 2012, su individuazione precoce DSA94 classi quarte della scuola primaria circa il 3% dei bambini è risultato dislessico. Se consideriamo i disturbi dell’apprendimento in generale allora almeno il 4% della popolazione scolastica ha un DSA. Queste informazioni in premessa servono sottolineare l’importanza di un’identificazione precoce del disturbo e della definizione di un intervento mirato. Sono molte le scuole che si sono attivate attuando screening, valutazioni e interventi, ma nel caso di bambini con DSA occorre un’attenzione speciale. Cosa si può osservare nel contesto classe? Continua a leggere

14 Motivi per Capovolgere la Didattica

Sembra essere l’ultima moda in fatto di didattica: titolo suggestivo, effetto novità e molti docenti probabilmente sospettosi prendono le distanze. Ricordiamo che l’attuale sistema scolastico è natoflipped lesson nel 1800 ed è simile al sistema industriale della catena di montaggio, in cui era necessario contrastare l’analfabetismo imponendo una massiva trasmissione delle conoscenze. È innegabile che in quella fase abbia funzionato, oggi la società è cambiata radicalmente e di conseguenza anche gli apprendimenti devono cambiare. Ciò che conta è la centralità dello studente e la costruzione di un ambiente per l’apprendimento e non per l’insegnamento. Cosa significa capovolgere la classe? Significa che ciò che tradizionalmente si faceva in classe ora si fa a casa e viceversa. I docenti preparano i video con le loro lezioni che i ragazzi guardano a casa, il giorno dopo in classe si discute di ciò che si è visto, si risponde alle domande degli alunni e si danno le consegne per il lavoro in classe: laboratorio, ricerca o attività di problem solving. Continua a leggere

Tutta un’altra scuola! Quella di oggi ha i giorni contati

Gli insegnanti, nonostante quanto sostenuto dai più, lavorano anche in vacanza: progetti, idee e programmi impegnano i pensieri dei docenti anche sotto l’ombrellone, ed è per questo che ho pensato di proporvi una lettura che può rivelarsi decisamente stimolante. In tanti fra voi cScuolaonoscono Giacomo Stella, docente ordinario di Psicologia clinica presso l’Università di Modena e Reggio Emilia e direttore di molti corsi di perfezionamento in materia di apprendimento, nonché fondatore dell’Associazione Italiana Dislessia. Molti di noi hanno avuto modo di incontrarlo durante attività formative, workshop e incontri sui temi della didattica e dei disturbi di apprendimento e ne conosciamo e apprezziamo la chiarezza espositiva e la lucida analisi dell’universo scolastico. Il suo ultimo libro “Tutta un’altra scuola” edito da Giunti (e disponibile in e-book) non tradisce il suo spirito di acuto osservatore che analizza, valuta e propone, anche con ironia, soluzioni a vantaggio dell’intera comunità scolastica.

“A scuola non stanno male solo gli scolari o gli studenti. Ci sono anche molti insegnanti che stanno male, hanno gli stessi sintomi dei loro studenti: vanno a scuola malvolentieri, restano spesso a casa, sono frustrati e a volte si sentono un po’ perseguitati dal dirigente o dalle famiglie”. Continua a leggere

L’APPRENDIMENTO COOPERATIVO (COOPERATIVE LEARNING)

Sperimentare un diverso metodo d’insegnamento, cambiare setting didattico o valutare nuove soluzioni educative può sembrare destabilizzante per la classe, ma è il vero fulcro di tutto il lavoro di un educatore. A volte i docenti devono affrontare resistenze legate ad cooperative-learningabitudini consolidate, a preferenze innate e questo può rappresentare un limite. Tempo fa leggevo: “Se una macchina del tempo consentisse a un nostro antenato […] di trascorrere una giornata nella nostra epoca […] certamente non riconoscerebbe quasi niente […]. Tuttavia, questo ipotetico visitatore probabilmente riconoscerebbe un’aula scolastica”. Siete d’accordo? La scuola resiste al cambiamento. Eppure la nostra società è improntata a
l cambiamento rapido, incessante, inesorabile e la scuola dovrebbe allenare e preparare ad una società in rapida trasformazione, dobbiamo considerare fin da subito la dimensione sociale della stessa scuola. Ecco, quindi, come il Cooperative Learning può rispondere a queste esigenze immediate. Continua a leggere

Le intelligenze multiple di Gardner

Noi tendiamo a dare una spiegazione logica a tutto ciò che ci circonda basandoci per lo più su vista e udito, senza tenere conto che ci sono più canali sensoriali, così come esistono più tipi di intelliintelligenze multiplegenze e più tipi di memoria, delle quali spesso non teniamo conto. Se, invece, ad esempio riuscissimo ad individuare il tipo di intelligenza che i nostri ragazzi usano in modo prevalente nello svolgere i diversi compiti (scolastici e non) da insegnanti e da genitori sarebbe molto più semplice educarli e guidarli. Lo psicologo statunitense Howard Gardner ha distinto ben 9 tipi fondamentali d’intelligenza, localizzati in parti differenti del cervello, di cui fa parte anche l’intelligenza logico-matematica (l’unica su cui era basato l’originale test di misurazione del QI). Queste intelligenze possono essere innate o presenti in piccole dosi e comunque si manifestano tutte durante l’esistenza di un individuo. Il punto di partenza della concezione di Gardner è la convinzione che la teoria classica dell’intelligenza, basata sul presupposto che esista un fattore unitario, misurabile tramite il QI, sia errata. Ogni persona è dotata di almeno nove intelligenze ovvero, è intelligente in almeno nove modi diversi. Continua a leggere

L’insegnante di sostegno: compiti e competenze.

Chi è l’insegnante di sostegno? Quali compiti assolve e quali competenze possiede? La risposta più comune, tra i non addetti ai lavori, descrive un docente dedicato esclusivamente ai l'insegnante di sostegnoportatori di handicap, invece, le normative delineano una figura ben diversa. Il  DPR 970 del 1975 all’art. 9  afferma  che  il personale  specializzato  non  è  assegnato agli allievi diversamente abili, ma: “a  scuole  normali  per  interventi  individualizzati  di  natura  integrativa  in  favore  della generalità  degli  alunni  e  in  particolare  di  quelli  che  presentano  specifiche  difficoltà  di apprendimento”. La Legge 104/1992 all’art. 13 dichiara: “Gli insegnanti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti”. Continua a leggere

I “SINTOMI” della dislessia

Quali sono i sintomi della dislessia?” e “Si guarisce dalla dislessia?”. Queste sono le domande che più spesso miDSA e domande frequenti sono state rivolte da quando mi occupo di DSA. L’impatto con questa terminologia è sempre stato difficile per me, ma è necessario prendere atto della scarsa informazione che evidentemente ancora circola sull’argomento.  Parlare dei disturbi dell’apprendimento in questi termini significa considerare la dislessia e gli altri disturbi come delle vere e proprie malattie, e così non è! Innanzitutto, quindi, è utile fornire una corretta definizione: “Il termine Disturbi Specifici dell’Apprendimento si riferisce ad un gruppo eterogeneo di disturbi caratterizzati da significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso di abilità scolastiche, quali la capacità di lettura, di scrittura e di calcolo, non imputabili a fattori di disabilità grave e comunque definibili in base al mancato raggiungimento dei criteri attesi di apprendimento, rispetto alle potenzialità del soggetto”. Continua a leggere