L’apprendimento esperienziale

Experiential Learning, che cosa s’intende per apprendimento esperienziale? Apprendere dall’esperienza, e anche velocemente rispetto ai cambiamenti della società, è oggi una delle capacitapprendimento_esperienzialeà più importanti. L’apprendimento è un processo fisiologico, naturale e spontaneo che è però necessario coltivare e stimolare ad ogni occasione. Siamo soggetti, quindi, ad un apprendimento continuo. L’atteggiamento che facilita l’imparare ad apprendere si contraddistingue per i comportamenti specifici, quali: andare incontro, aprirsi mentalmente ed emotivamente al proprio ambiente; accettare e provare ambienti diversi e nuovi uscendo dalla propria zona di comfort; saper lasciare punti in sospeso senza pretendere di voler classificare e spiegare tutto; riflettere su ciò che ha funzionato o meno nelle proprie azioni; identificare, riflettere su e sfruttare il proprio stile e le proprie caratteristiche; essere curiosi, chiedersi il perché delle cose.

L’apprendimento esperienziale è un modello di apprendimento basato sull’esperienza diretta. Competenze, conoscenze ed esperienze sono acquisite al di fuori del contesto tradizionale in aula.  Continua a leggere

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Motivazione e apprendimento

In questi ultimi due decenni lo studio psicologico della motivazione ad apprendere ha avuto un grande sviluppo e la dimensione motivazionale degli allievi ha acquistato centralità nel processo di insegnamento-apprendimento, accanto a quella comotivazione-e-apprendimentognitiva tradizionalmente studiata. Cosa si intende per Motivazione? Il termine deriva dal latino motus e indica ciò che ci spinge, la forza che ci guida verso un obiettivo, una meta.

Le motivazioni si possono distinguere principalmente in: Motivazioni intrinseche (Interesse, curiosità, desiderio di apprendere, di sentirsi competenti) e Motivazioni estrinseche (Lodi, premi, approvazione sociale, votazioni).

Secondo l’approccio comportamentista, la motivazione (come bisogno) spinge il soggetto alla ricerca della sua soddisfazione (es. il cibo), la soddisfazione costituisce il rinforzo che consolida la risposta dell’organismo. Nelle pratiche di insegnamento secondo Skinner il rinforzo (lodi-premi) deve essere utilizzato e calibrato in modi opportuni; anche l’ambiente deve essere opportunamente strutturato per rinforzare l’allievo. In questa direzione, possiamo distinguere tre dimensioni nel concetto di motivazione all’apprendimento: Continua a leggere

Le competenze compensative

Le Linee Guida ministeriali indicano chiaramente l’utilizzo di strumenti didattici e tecnologici che sostituiscano o facilitino le prestazioni. Fra quelli più conosciuti abbiamo, ad esempio, la sintesi vocale, che trasforma la lettura in un compito di ascolto; il le-competenze-compensativeregistratore, che consente di non prendere gli appunti per iscritto; i programmi di videoscrittura con correttore ortografico; la calcolatrice, che facilita nelle operazioni di calcolo, e altri strumenti a bassa tecnologia, come tabelle, formulari e mappe concettuali. È sempre necessario sottolineare che gli strumenti compensativi hanno un rapporto funzionale con l’abilità deficitaria, ma non facilitano il compito da un punto di vista cognitivo. L’idea generale che ci si è fatti sugli strumenti compensativi è che fosse sufficiente consentirne l’uso; in tanti, infatti, pensano che sia sufficiente individuare lo strumento più adatto a compensare quella specifica abilità per rispondere al bisogno del ragazzo. In realtà, nella pratica, gli strumenti che funzionano sono davvero molto pochi Continua a leggere

Disturbi dell’apprendimento e didattica metacognitiva

La didattica metacognitiva rappresenta un valido intervento nella pratica educativa dei soggetti con DSA, perché agisce sulla natura dei percorsi evolutivi della persona; l’innovazione di tale didattica, in particolare, consiste nel nuovo modo di trasmettere i contenuti tradizionali delle varie aree curriculari. Un aspetto positivo dell’approccio metacognitivo è dsa-e-didattica-metacognitivarappresentato dal ruolo che viene attribuito dalla persona destinataria degli interventi di recupero; si punta infatti, esplicitamente, ad un ruolo attivo e di autodirezione, ad un ruolo competente e autonomo. Ciò significa informare il soggetto per renderlo coprotagonista del processo di apprendimento per la possibilità di sfruttare abilità, comportamenti e consapevolezze. Per quanto riguarda la motivazione, è importante che i processi di apprendimento vengano di volta in volta ancorati a un significato, ad uno scopo, ad una funzionalità che deve essere ben chiaro per il bambino. Utile alla motivazione del bambino sarà anche prevedere quali saranno i vantaggi relativi agli sforzi che lui sta facendo. Lo scopo delle tecniche metacognitive nella motivazione all’apprendimento è quello di far nascere l’auto-motivazione, cioè la voglia di scoprire, di essere realizzati nella comunicazione sociale e nelle proprie aspettative, ma soprattutto di riuscire a sviluppare il piacere nello svolgere attività di apprendimento. Troppo spesso per molti bambini, la lettura e la scrittura sono compiti che si esauriscono in se stessi (come rimanessero confinati all’interno del loro quaderno) e questo comporta, quanto meno, l’assenza di quei rinforzi motivazionali che potrebbero scaturire dalla compressione e dalla attivazione del loro valore sociale e della loro utilità personale. Purtroppo la lettura è insegnata come semplice capacità di decifrare e, cioè, come attività priva di significato. La parola, però, non è importante in quanto oggetto, ma in quanto portatrice di significato. È questo ciò che il bambino dovrà scoprire. Alcuni autori sostengono infatti che spesso i bambini con DSA sono carenti per quattro aspetti metacognitivi: Continua a leggere

La Didattica per competenze

La  didattica delle competenze  consente di organizzare  una formazione che non fornisca solo conoscenze e abilità, ma incide sulla cultura,   sugli   atteggiamenti   e   sui comportamenti   della pla-didattica-per-competenzeersona. La Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008 definisce il Quadro Europeo delle Qualifiche e dei Titoli (EQF European Qualification Framework) e fornisce le definizioni di:

Conoscenze: risultato dell’assimilazione di informazioni attraverso l’apprendimento. Le  conoscenze  sono  un  insieme  di  fatti,  principi,  teorie  e  pratiche  relative  ad  un settore  di  lavoro  o  di  studio.  Nel  contesto  del  Quadro  europeo  delle  qualifiche  le conoscenze sono descritte come teoriche e/o pratiche.

Abilità:  indicano  le  capacità  di  applicare  conoscenze  e  di  utilizzare  know-how  per portare a termine compiti e risolvere problemi.

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DSA: Come strutturare le verifiche.

I compiti in classe e le verifiche possono essere considerati vere e proprie misure compensative, se adeguatamente formulate in base alle modalità di apprendimento e alle modalità di studio utilizzate dai verifiche-dsaragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento. La fase della valutazione è estremamente delicata, l’insegnante deve chiedersi se il voto negativo sia dovuto alla mancata acquisizione di contenuti o competenze, oppure se determinato dalle modalità di somministrazione dell’esercizio. Nella valutazione è importante tenere conto del percorso dell’alunno, evidenziando i progressi e l’impegno; considerare che i rimandi positivi migliorano l’autostima; evitare segni rossi sul foglio e segnalare gli esercizi svolti correttamente, nell’ottica del rinforzo positivo; valutare il contenuto e non la forma.

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I Bisogni Educativi Speciali a scuola

Ogni alunno, in continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta”. Così recita la Direttiva Ministeriale del 27 Dicembre 2012. I Bisogni Educativi Speciali includono tutte quelle condizioni fisiche, biologiche, fisiologiche, psicologiche e sociali che richiedono un’analisi del bisogno, un’individuazione delle problematiche, non disgiunte dall’identificazione delle risorse del soggetto, cioè i suoi punti di forza. Ecco perché il concetto di BES poggia le basi su una visione globale della persona, fondata sul profilo di funzionamento e sull’analisi del contesto.bes-scuola

Quali alunni possono manifestare BES?

  1. Alunni con patologie con diagnosi clinica certificata (Legge 104\92 e Legge 170\2010);
  2. Alunni con patologie su diagnosi non certificata;
  3. Alunni con problematiche emerse a scuola.

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Come sviluppare una Flipped Lesson in 4 punti.

Abbiamo già analizzato il metodo Flipped Classroom in un precedente articolo e alcuni di voi mi hanno chiesto qualche suggerimento per l’organizzazione di una lezione capovolta. Ho deciso di affidarmi all’esperienza di due docenti d’oltreoceano che hanno sperimentato fra i primi questa metodologia: Jonathan Bergmann e Aaron Sams. la-flipped-classroomin-4-puntiInnanzitutto, però, partiamo con alcune considerazioni preliminari. Ad esempio, è opportuno usare le nuove tecnologie solo se rappresentano lo strumento più adeguato ai nostri obiettivi. In alcuni casi, gli insegnanti non hanno il tempo di produrre propri video oppure hanno difficoltà con la tecnologia o, ancora, non parlano bene davanti alla videocamera. In questi casi, si possono tranquillamente usare i video prodotti da altri insegnanti. Con YouTube e gli altri siti per la condivisione dei video, il numero dei filmati disponibili sta aumentando e molti di essi possono essere usati per la Flipped Classroom. La cosa importante è trovare un video di qualità indipendentemente dalla disciplina. Del resto gli stessi ragazzi utilizzano i video disponibili online gratuitamente.

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ADHD: Come riconoscerlo e come gestirlo a scuola.

L’ADHD (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività) è un disturbo evolutivo dell’auto controllo di origine neurobiologica, è un disturbo pervasivo e pertanto incide su tutti i contesti e ambienti. Risulta più gestibile nel rapporto uno a uno, mentre presenta sempre difficoltà nella frequenza scolastica, nel giocare con i coetanei, nella convivenza serena con i gensindrome-da-deficit-di-attenzione-e-iperattivitaitori, nell’inserirsi normalmente all’interno della società. Quindi, possiamo dire che un bambino solo disattento o iperattivo solamente a scuola molto probabilmente non è un ADHD. Un ADHD manifesta un deficit di attenzione connesso a iperattività e impulsività, e in generale possiamo osservare: difficoltà a mantenere l’attenzione, facilità nel commettere errori di distrazione, mancata attenzione per l’interlocutore, difficoltà a seguire le istruzioni e a portare a termine i compiti scolastici, difficoltà organizzative, evitamento di compiti che richiedono uno sforzo continuativo, perdita di oggetti e strumenti, sbadataggine, irrequietezza, difficoltà a rimanere al proprio posto in classe, tendenza a parlare molto e ad interrompere gli altri. In base alla descrizione proposta, si possono osservare tre sottotipi: Continua a leggere

Progettare l’accoglienza a scuola

Stanno per ripartire le attività in aula ed è molto importante pianificare un’adeguata accoglienza degli alunni, specie per i più piccoli. Il nostro obiettivo deve essere quello di instaurare un clima  rassicurante dove tutti i bambini, in particolare i nuovi iscritti, possano avviback-to-school2are un percorso di crescita in un contesto di relazioni significative. L’ingresso a scuola segna il passaggio ad una vita più autonoma dalla famiglia, ricca, però, di implicazioni emotive che meritano  un’attenzione particolare. È indispensabile, quindi, progettare itinerari di conoscenza dell’ambiente, delle persone, delle attività e organizzare i tempi e le attività, tenendo conto il più possibile dei bisogni e delle esigenze di ciascuno. Del resto, anche per i bimbi che già hanno frequentato, l’inizio di un nuovo anno scolastico, rappresenta un momento importante e ricco di significato è quindi importante programmare. Continua a leggere