Stili cognitivi e stili di apprendimento

L’analisi di stili cognitivi e stili di apprendimento è fondamentale per i docenti affinché possano bilanciare al meglio il loro stile di insegnamento. Sappiamo bene che l’apprendimento è ustili_cognitivi_stili_di_apprendimenton processo attivo di costruzione di conoscenze, abilità, atteggiamenti in un contesto di interazione. L’apprendimento significativo è alla base dell’integrazione costruttiva di pensieri, sentimenti e azioni e induce all’empowerment finalizzato all’impegno e alla responsabilità. Quindi è necessario che si generi un’elaborazione attiva delle informazioni che giungono l’alunno, dalla comprensione, confronto, valutazione e interazione di più fonti informative. Come sappiamo nell’apprendimento sono centrali alcuni processi cognitivi: l’attenzione, come funzione trasversale; la percezione, per l’accesso alle informazioni; la memoria, che permette l’immagazzinamento delle informazioni e la loro reiterazione.

Gli stimoli sono filtrati dai nostri sensi e ciascuno ha un canale privilegiato di input delle informazioni, è importante quindi analizzare attraverso quali canali sensoriali giungano le informazioni in modo da valutare in base all’osservazione quali siano i canali di apprendimento privilegiati per ogni singolo alunno. Continua a leggere

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Come gestire la classe?

Uno dei compiti più difficili per gli insegnanti di oggi è proprio quello di riuscire a gestire la molteplicità del gruppo classe, aspetto legato anche al modo di insegnare. La gestione della classe implica il riuscire a icome-gestire-la-classempostare una relazione significativa, il condurre una lezione in modo che tutti riescano ad apprendere e, infine, il verificarne i risultati. Oltre a ciò è necessario tener conto delle difficoltà e delle problematiche di ogni alunno a livello psichico, comportamentale, sociale e sensoriale. Per gestire al meglio i bisogni della propria classe, l’insegnante deve tener conto di fattori esterni, fattori interni, fattori umani. Questo significa comprendere il contesto culturale in cui si vive, conoscere la struttura e le risorse economiche dell’Istituto in cui si lavora ed essere disponibili al cambiamento, ovvero il docente deve dimostrarsi flessibile. Agire solo sotto il profilo didattico non è sufficiente per la gestione della classe, è necessario avere consapevolezza di se stessi, del proprio ruolo e delle relazioni che ci sono tra gli allievi, tra gli insegnanti e gli allievi, tra insegnanti e con il Dirigente e i genitori. Sicuramente come insegnante avrai esperienza di alunni con problematiche personali, Continua a leggere

Le competenze compensative

Le Linee Guida ministeriali indicano chiaramente l’utilizzo di strumenti didattici e tecnologici che sostituiscano o facilitino le prestazioni. Fra quelli più conosciuti abbiamo, ad esempio, la sintesi vocale, che trasforma la lettura in un compito di ascolto; il le-competenze-compensativeregistratore, che consente di non prendere gli appunti per iscritto; i programmi di videoscrittura con correttore ortografico; la calcolatrice, che facilita nelle operazioni di calcolo, e altri strumenti a bassa tecnologia, come tabelle, formulari e mappe concettuali. È sempre necessario sottolineare che gli strumenti compensativi hanno un rapporto funzionale con l’abilità deficitaria, ma non facilitano il compito da un punto di vista cognitivo. L’idea generale che ci si è fatti sugli strumenti compensativi è che fosse sufficiente consentirne l’uso; in tanti, infatti, pensano che sia sufficiente individuare lo strumento più adatto a compensare quella specifica abilità per rispondere al bisogno del ragazzo. In realtà, nella pratica, gli strumenti che funzionano sono davvero molto pochi Continua a leggere

Il messaggio pedagogico di don Milani nella scuola di oggi!

A quasi cinquant’anni dalla sua scomparsa don Lorenzo Milani con suo pensiero pedagogico e la scuola di Barbiana sono ancora indiscutibilmente attuali; il suo spirito e l’impresa da lui realizzata possono ancora animare ed essere d’esempio per gli educatori. Riflettere oggi sul metodo pedagogico di Don Milani radon-lorenzo-milanippresenta una concreta opportunità per la realizzazione di una scuola inclusiva e attenta ai bisogni dei ragazzi. Don Milani considerava la scuola di Stato discriminatoria, selettiva e classista, al punto da spingere i soggetti indigenti e più svantaggiati socialmente e culturalmente (quelli che oggi classifichiamo tra i BES) alla dispersione scolastica . Don Milani rivalutava le culture alternative, rivalutava la tradizione orale e popolare e sottolineava l’esigenza di una cultura viva, data dalla stretta interazione tra scuola , istruzione ­e realtà sociale (una didattica per competenze). Per questo egli chiese più istruzione: l’istituzione del doposcuola, delle scuole a tempo pieno; voleva che la scuola si aprisse al sociale, alla solidarietà, affinché i ragazzi avessero l’opportunità di manifestare con chiarezza ed immediatezza il proprio pensiero.

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I Bisogni Educativi Speciali a scuola

Ogni alunno, in continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta”. Così recita la Direttiva Ministeriale del 27 Dicembre 2012. I Bisogni Educativi Speciali includono tutte quelle condizioni fisiche, biologiche, fisiologiche, psicologiche e sociali che richiedono un’analisi del bisogno, un’individuazione delle problematiche, non disgiunte dall’identificazione delle risorse del soggetto, cioè i suoi punti di forza. Ecco perché il concetto di BES poggia le basi su una visione globale della persona, fondata sul profilo di funzionamento e sull’analisi del contesto.bes-scuola

Quali alunni possono manifestare BES?

  1. Alunni con patologie con diagnosi clinica certificata (Legge 104\92 e Legge 170\2010);
  2. Alunni con patologie su diagnosi non certificata;
  3. Alunni con problematiche emerse a scuola.

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ADHD: Come riconoscerlo e come gestirlo a scuola.

L’ADHD (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività) è un disturbo evolutivo dell’auto controllo di origine neurobiologica, è un disturbo pervasivo e pertanto incide su tutti i contesti e ambienti. Risulta più gestibile nel rapporto uno a uno, mentre presenta sempre difficoltà nella frequenza scolastica, nel giocare con i coetanei, nella convivenza serena con i gensindrome-da-deficit-di-attenzione-e-iperattivitaitori, nell’inserirsi normalmente all’interno della società. Quindi, possiamo dire che un bambino solo disattento o iperattivo solamente a scuola molto probabilmente non è un ADHD. Un ADHD manifesta un deficit di attenzione connesso a iperattività e impulsività, e in generale possiamo osservare: difficoltà a mantenere l’attenzione, facilità nel commettere errori di distrazione, mancata attenzione per l’interlocutore, difficoltà a seguire le istruzioni e a portare a termine i compiti scolastici, difficoltà organizzative, evitamento di compiti che richiedono uno sforzo continuativo, perdita di oggetti e strumenti, sbadataggine, irrequietezza, difficoltà a rimanere al proprio posto in classe, tendenza a parlare molto e ad interrompere gli altri. In base alla descrizione proposta, si possono osservare tre sottotipi: Continua a leggere

Studiare con le mappe: 5 utili indicazioni.

Come costruire una mappa concettuale? Negli ultimi anni, grazie anche alle indicazioni presenti nelle normative scolastiche, è cresciuto l’interesse nei confronti delle mappe come ausilio all’apprendimento. Nonostante l’uso sia conCome studiare con le mappesigliato e suggerito su più fronti, gli insegnanti spesso manifestano diverse perplessità in merito. A tanti sembra che le mappe siano strumento da concedere, di facilitazione per chi non ha un proprio metodo di studio, un sostitutivo delle abilità di memoria degli studenti, una riduzione dello sforzo per lo studio. Allo stesso tempo, anche gli alunni vivono negativamente l’esperienza delle mappe, innanzitutto le percepiscono come un aggravio del proprio studio, una perdita di tempo. Del resto però hanno una scarsa conoscenza dello strumento, ne associano l’uso a difficoltà scolastiche o disturbi specifici, quindi discriminatorio. Sono necessarie dunque alcune precisazioni. Le mappe (mentali o concettuali) permettono di raggiungere diversi obiettivi: consentono di descrivere, valutare, combinare, integrare, rappresentare idee e concetti; compiere manipolazioni concettuali; attivare la creatività; sviluppare strategie di studio alternative.

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Individuare precocemente i Disturbi dell’Apprendimento

Secondo uno studio condotto dal Comitato Nazionale di ricerca sull’epidemiologia della dislessia del 2012, su individuazione precoce DSA94 classi quarte della scuola primaria circa il 3% dei bambini è risultato dislessico. Se consideriamo i disturbi dell’apprendimento in generale allora almeno il 4% della popolazione scolastica ha un DSA. Queste informazioni in premessa servono sottolineare l’importanza di un’identificazione precoce del disturbo e della definizione di un intervento mirato. Sono molte le scuole che si sono attivate attuando screening, valutazioni e interventi, ma nel caso di bambini con DSA occorre un’attenzione speciale. Cosa si può osservare nel contesto classe? Continua a leggere

14 Motivi per Capovolgere la Didattica

Sembra essere l’ultima moda in fatto di didattica: titolo suggestivo, effetto novità e molti docenti probabilmente sospettosi prendono le distanze. Ricordiamo che l’attuale sistema scolastico è natoflipped lesson nel 1800 ed è simile al sistema industriale della catena di montaggio, in cui era necessario contrastare l’analfabetismo imponendo una massiva trasmissione delle conoscenze. È innegabile che in quella fase abbia funzionato, oggi la società è cambiata radicalmente e di conseguenza anche gli apprendimenti devono cambiare. Ciò che conta è la centralità dello studente e la costruzione di un ambiente per l’apprendimento e non per l’insegnamento. Cosa significa capovolgere la classe? Significa che ciò che tradizionalmente si faceva in classe ora si fa a casa e viceversa. I docenti preparano i video con le loro lezioni che i ragazzi guardano a casa, il giorno dopo in classe si discute di ciò che si è visto, si risponde alle domande degli alunni e si danno le consegne per il lavoro in classe: laboratorio, ricerca o attività di problem solving. Continua a leggere

L’insegnante di sostegno: compiti e competenze.

Chi è l’insegnante di sostegno? Quali compiti assolve e quali competenze possiede? La risposta più comune, tra i non addetti ai lavori, descrive un docente dedicato esclusivamente ai l'insegnante di sostegnoportatori di handicap, invece, le normative delineano una figura ben diversa. Il  DPR 970 del 1975 all’art. 9  afferma  che  il personale  specializzato  non  è  assegnato agli allievi diversamente abili, ma: “a  scuole  normali  per  interventi  individualizzati  di  natura  integrativa  in  favore  della generalità  degli  alunni  e  in  particolare  di  quelli  che  presentano  specifiche  difficoltà  di apprendimento”. La Legge 104/1992 all’art. 13 dichiara: “Gli insegnanti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti”. Continua a leggere