IL CONO DELL’APPRENDIMENTO: UN METODO PER IMPARARE.

Come imparare più velocemente? Grazie al Learning Cone. Smetti di studiare per imparare e inizia ad imparare per spiegare. Come? È molto semplice. A seconda del modo in cui immagazziniamo ed elil-cono-dellapprendimento-un-metodo-per-imparareaboriamo i contenuti, cambia la qualità di ciò che siamo capaci di memorizzare. Il nostro cervello è un sistema complesso, bombardato in ogni momento da migliaia e migliaia di informazioni, la maggior parte delle quali vengono dimenticate, ma, una volta che ne abbiamo compreso il funzionamento, basta replicare la giusta modalità per ottenere un buon risultato. Edgar Dale, pedagogista americano, constatò che la nostra memoria è profondamente influenzata dalle esperienze: più queste sono nuoveparticolari e cariche di emozioni e più le ricorderemo con facilità. Non solo, Dale studiò anche la durata dei ricordi sulla base delle esperienze fatte. Dalle sue analisi emerse il famoso “cono”, che ti ho riportato qui di seguito: Continua a leggere

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Il Metodo Montessori

Aiutami a fare da solo”: è la sintesi del Metodo Montessori. Invita gli educatori a non ostacolare con impazienza nello sviluppo dei bambini, a non sovrapporsi al percorso maturativo del bambiil-metodo-educativo-di-maria-montessorino ma a fornire gli aiuti opportuni, nei tempi opportuni, perché i bambini imparano da soli. È un metodo ancora del tutto attuale e proseguendo nella lettura ne scoprirai il motivo. L’idea alla base di questo metodo è che il bambino debba essere lasciato libero di esplorare il suo mondo, con la certezza che ci sia un impulso innato in lui che lo spinge verso l’apprendimento. In questo senso, la curiosità del bambino è il vero motore dell’apprendimento che, se lasciato senza interferenze, porterà il bambino a sviluppare al massimo tutto lo spettro delle proprie capacità e a conquistare il mondo con la forza della sua intelligenza. Si interviene sulla predisposizione e strutturazione dell’ambiente educativo che deve essere attentamente organizzato e preparato per accogliere i bambini, curando la scelta del materiale, la definizione del ruolo e funzione dell’educatore. Continua a leggere

Come organizzare lo spazio in aula?

L’ambiente fisico delle nostre scuole è spesso trascurato, ma in realtà molto importante. Pensiamo a quanta cura mettiamo nel rendere le nostre case accoglienti e a come la disposizione di oggetti e mobili può essere funzionale al nostro comfort, le come-organizzare-lo-spazio-in-aulastesse attenzioni dovrebbero essere rivolte all’organizzazione delle nostre aule scolastiche. Certamente bisognerà tenere conto delle disponibilità del nostro Istituto, ma il tipo di arredo, gli spazi, la luce, gli strumenti presenti e la disposizione dei banchi possono fare la differenza, questo perché un luogo trascurato e poco ospitale può condizionare negativamente le prestazioni degli studenti demotivandoli. È necessario che ciascuno abbia il proprio spazio per muoversi con sufficiente libertà e che gli arredi non gli siano da ostacolo in alcun modo.

La disposizione dei banchi è molto importante ed ha anche vedere con il nostro modo di fare lezione. La disposizione dei banchi a righe orizzontali è tipica della lezione frontale, ma per favorire il lavoro di gruppo insieme a quello individuale è possibile organizzare l’ambiente secondo una disposizione a semicerchio (o Ferro di cavallo). Continua a leggere

Come gestire la classe?

Uno dei compiti più difficili per gli insegnanti di oggi è proprio quello di riuscire a gestire la molteplicità del gruppo classe, aspetto legato anche al modo di insegnare. La gestione della classe implica il riuscire a icome-gestire-la-classempostare una relazione significativa, il condurre una lezione in modo che tutti riescano ad apprendere e, infine, il verificarne i risultati. Oltre a ciò è necessario tener conto delle difficoltà e delle problematiche di ogni alunno a livello psichico, comportamentale, sociale e sensoriale. Per gestire al meglio i bisogni della propria classe, l’insegnante deve tener conto di fattori esterni, fattori interni, fattori umani. Questo significa comprendere il contesto culturale in cui si vive, conoscere la struttura e le risorse economiche dell’Istituto in cui si lavora ed essere disponibili al cambiamento, ovvero il docente deve dimostrarsi flessibile. Agire solo sotto il profilo didattico non è sufficiente per la gestione della classe, è necessario avere consapevolezza di se stessi, del proprio ruolo e delle relazioni che ci sono tra gli allievi, tra gli insegnanti e gli allievi, tra insegnanti e con il Dirigente e i genitori. Sicuramente come insegnante avrai esperienza di alunni con problematiche personali, Continua a leggere

L’Apprendimento cognitivo

Il processo di apprendimento non è direttamente osservabile, ma è verificato paragonando un comportamento antecedente ad una certa situazione stimolo con quello successivo. Si intende, dunque per apprendimento una modificazione comportalappredimento-cognitivomentale che consegue o viene indotta da un’interazione con l’ambiente, è il risultato di esperienze che conducono allo stabilirsi di nuove configurazioni di risposta agli stimoli. Più in generale è un processo che, provocando la modificazione dei vecchi modelli di comportamento o l’acquisizione dei nuovi, consente all’individuo di incrementare il suo adattamento all’ambiente.

Esistono due tipi di apprendimento: associativo e cognitivo. Il primo, detto anche meccanico o semplice, è fondato sulla relazione stimolo-risposta che porta alla formazione delle abitudini. Il secondo, detto anche complesso, coinvolge funzioni psichiche superiori, come la percezione, l’intelligenza e in generale i processi cognitivi propri dell’uomo. Continua a leggere

Motivazione e apprendimento

In questi ultimi due decenni lo studio psicologico della motivazione ad apprendere ha avuto un grande sviluppo e la dimensione motivazionale degli allievi ha acquistato centralità nel processo di insegnamento-apprendimento, accanto a quella comotivazione-e-apprendimentognitiva tradizionalmente studiata. Cosa si intende per Motivazione? Il termine deriva dal latino motus e indica ciò che ci spinge, la forza che ci guida verso un obiettivo, una meta.

Le motivazioni si possono distinguere principalmente in: Motivazioni intrinseche (Interesse, curiosità, desiderio di apprendere, di sentirsi competenti) e Motivazioni estrinseche (Lodi, premi, approvazione sociale, votazioni).

Secondo l’approccio comportamentista, la motivazione (come bisogno) spinge il soggetto alla ricerca della sua soddisfazione (es. il cibo), la soddisfazione costituisce il rinforzo che consolida la risposta dell’organismo. Nelle pratiche di insegnamento secondo Skinner il rinforzo (lodi-premi) deve essere utilizzato e calibrato in modi opportuni; anche l’ambiente deve essere opportunamente strutturato per rinforzare l’allievo. In questa direzione, possiamo distinguere tre dimensioni nel concetto di motivazione all’apprendimento: Continua a leggere

Strumenti compensativi: la Sintesi Vocale.

la-sintesi-vocaleNella tua esperienza ti sarà capitato di osservare un ragazzo dislessico che rimugina per ore davanti allo stesso capitolo, ma che supera velocemente ogni difficoltà se qualcun altro lo legge per lui a voce alta. La compensazione per la dislessia parte da questo presupposto, e poiché si punta all’autonomia si sostituisce il lettore in carne ed ossa con lo strumento del computer con sintesi vocale.

Ma funziona davvero? E funziona sempre?

Perché questo accada sono necessarie due condizioni preliminari:

  1. Il ragazzo non deve manifestare problemi nella comprensione in ascolto;
  2. Si deve essere in grado di superare i limiti espressivi della sintesi vocale sfruttandone adeguatamente le potenzialità.

Come ben saprai, la sintesi vocale è solo un altro modo di leggere, del resto si può leggere con tutti i sensi e nel caso della sintesi vocale possiamo dire che si legge con le orecchie. Ciò che i ragazzi mal sopportano della sintesi vocale non è tanto la voce meccanica o monocorde ma la mancanza di espressività, gli accenti e le pause sbagliate, che sono l’effetto di una macchina che, in quanto tale, non capisce ciò che sta leggendo. Continua a leggere

Le competenze compensative

Le Linee Guida ministeriali indicano chiaramente l’utilizzo di strumenti didattici e tecnologici che sostituiscano o facilitino le prestazioni. Fra quelli più conosciuti abbiamo, ad esempio, la sintesi vocale, che trasforma la lettura in un compito di ascolto; il le-competenze-compensativeregistratore, che consente di non prendere gli appunti per iscritto; i programmi di videoscrittura con correttore ortografico; la calcolatrice, che facilita nelle operazioni di calcolo, e altri strumenti a bassa tecnologia, come tabelle, formulari e mappe concettuali. È sempre necessario sottolineare che gli strumenti compensativi hanno un rapporto funzionale con l’abilità deficitaria, ma non facilitano il compito da un punto di vista cognitivo. L’idea generale che ci si è fatti sugli strumenti compensativi è che fosse sufficiente consentirne l’uso; in tanti, infatti, pensano che sia sufficiente individuare lo strumento più adatto a compensare quella specifica abilità per rispondere al bisogno del ragazzo. In realtà, nella pratica, gli strumenti che funzionano sono davvero molto pochi Continua a leggere

Le Mappe Mentali: come realizzarle e quale utilità nella didattica

Le scienze cognitive provano che l’uomo non pensa per modelli lineari, così come dimostra la rete neuronale nell’elaborazione del nostro pensiero, eppure gli strumenti con cui l’uomo organizza e concle-mappe-mentaliretizza le sue idee seguono una logica sequenziale. Tra gli organizzatori grafici della conoscenza che gli studenti e i docenti usano come supporto allo studio, le mappe mentali occupano un posto di rilievo. Queste sono state ideate dallo psicologo inglese Tony Buzan, che partendo dagli studi sulla memoria e sulla possibilità della mente umana di associare concetti e informazioni in modo radiale e non lineare. Gli appunti lineari, infatti, presentano alcuni svantaggi: nascondo le parole chiave, rendono difficile il recupero delle informazioni, fanno perdere tempo, non stimolano la creatività dl cervello. Ispirandosi alla struttura dei neuroni, Buzan ha messo a punto il metodo delle mappe mentali per rappresentare i concetti: Continua a leggere

Disturbi dell’apprendimento e didattica metacognitiva

La didattica metacognitiva rappresenta un valido intervento nella pratica educativa dei soggetti con DSA, perché agisce sulla natura dei percorsi evolutivi della persona; l’innovazione di tale didattica, in particolare, consiste nel nuovo modo di trasmettere i contenuti tradizionali delle varie aree curriculari. Un aspetto positivo dell’approccio metacognitivo è dsa-e-didattica-metacognitivarappresentato dal ruolo che viene attribuito dalla persona destinataria degli interventi di recupero; si punta infatti, esplicitamente, ad un ruolo attivo e di autodirezione, ad un ruolo competente e autonomo. Ciò significa informare il soggetto per renderlo coprotagonista del processo di apprendimento per la possibilità di sfruttare abilità, comportamenti e consapevolezze. Per quanto riguarda la motivazione, è importante che i processi di apprendimento vengano di volta in volta ancorati a un significato, ad uno scopo, ad una funzionalità che deve essere ben chiaro per il bambino. Utile alla motivazione del bambino sarà anche prevedere quali saranno i vantaggi relativi agli sforzi che lui sta facendo. Lo scopo delle tecniche metacognitive nella motivazione all’apprendimento è quello di far nascere l’auto-motivazione, cioè la voglia di scoprire, di essere realizzati nella comunicazione sociale e nelle proprie aspettative, ma soprattutto di riuscire a sviluppare il piacere nello svolgere attività di apprendimento. Troppo spesso per molti bambini, la lettura e la scrittura sono compiti che si esauriscono in se stessi (come rimanessero confinati all’interno del loro quaderno) e questo comporta, quanto meno, l’assenza di quei rinforzi motivazionali che potrebbero scaturire dalla compressione e dalla attivazione del loro valore sociale e della loro utilità personale. Purtroppo la lettura è insegnata come semplice capacità di decifrare e, cioè, come attività priva di significato. La parola, però, non è importante in quanto oggetto, ma in quanto portatrice di significato. È questo ciò che il bambino dovrà scoprire. Alcuni autori sostengono infatti che spesso i bambini con DSA sono carenti per quattro aspetti metacognitivi: Continua a leggere