Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati.

Educare alle emozioni è uno dei compiti più importanti per un genitore, ma anche per un docente/educatore. I ragazzi oggi sono abituati a vivere connessioni, non relazioni, non veri e propri rapporti umani. Spesso si pena che amare un’altra persona significhi desiderarla, immaginando che ci si debba comBaumanportare come se si trattasse di un oggetto. Ed è proprio questo il compito più importante: insegnare a distinguere le persone dagli oggetti. Molti purtroppo, invece, ritengono che il loro agire sia predominante rispetto ai sentimenti delle altre persone, che vengono inevitabilmente considerate persone-oggetto, (da qui comprendi anche l’emergere abnorme di femminicidi e casi di stalking). La mia analisi deriva dallo studio di Zygmunt Bauman. Il sociologo afferma che nella nostra società, in cui la novità e la provvisorietà sembrano prevalere sulla durata delle relazioni, le emozioni non hanno modo di convertirsi in sentimenti: “L’uomo è combattuto tra la voglia di provare nuove emozioni e il bisogno di un sentimento (amore o amicizia) autentico, di un legame profondo che vada oltre l’entusiasmo iniziale”. Insomma, Società liquida=Amore liquido, ovvero, un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame. Spesso i sentimenti sono pericolosamente vissuti come merci, la società consumista vorrebbe insegnare che si può avere soddisfazione senza lavoro, guadagno senza sacrificio, risultati senza sforzo, conoscenza senza un processo di apprendimento. E questo finisce col riflettersi sulle relazioni. Torno alle parole di Bauman: “Ascoltare chi amiamo, dedicare il nostro tempo ad aiutare l’altro nei momenti difficili, andare incontro ai suoi bisogni e desideri più che ai nostri, è diventato superfluo: comprare regali in un negozio è più che sufficiente a ricompensare la nostra mancanza di compassione, amicizia e attenzione. Ma possiamo comprare tutto, non l’amore”. Ecco perché questo argomento riveste un’importanza fondamentale. Educare significa anche coltivare i sentimenti più profondi dell’essere umano, infatti, l’educazione è sinonimo di umanità, di crescita come esseri umani. Il primo passaggio è quindi l’educazione alle emozioni. Gioia, rabbia, paura, tristezza: conoscerle e riconoscerle, ne consente una corretta gestione e il realizzarsi di un sano rapporto con se stessi e con gli altri. Distinguerle dai sentimenti è il secondo passaggio. Infatti, per emozioni si intendono gli stati mentali e fisiologici correlati a determinate modificazioni psicofisiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi. Invece, i sentimenti indicano una condizione cognitivo-affettiva, che dura di più rispetto alle emozioni, giacché i sentimenti possono rimanere attivi per un periodo più lungo, presentando una minore incisività rispetto alle emozioni. I sentimenti si riferiscono all’esperienza privata delle emozioni. Come intuisci bene, si tratta di una grossa responsabilità. Il rapporto che noi grandi abbiamo con le emozioni dipende, infatti, in gran parte da come si sono comportate le persone che si sono prese cura di noi nell’infanzia. È dalla culla che impariamo le reazioni alle emozioni e se queste sono incoerenti con il bisogno e lo stato d’animo espressi, si può creare un precedente che ci accompagnerà e condizionerà, conducendoci, ad esempio, anche verso la ricerca dell’amore liquido. Educhiamo alla scelta, dunque.  Di fronte a diverse possibilità sta a noi scegliere, ovviamente, alcune scelte sono più facili e altre più rischiose. Quelle apparentemente meno impegnative sono più semplici rispetto a quelle che richiedono sforzo e sacrificio. L’amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l’uso, è affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere rigenerato e ricreato ogni giorno. Ma siamo certi che l’amore ripaga quest’attenzione meravigliosamente.

“Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati”

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