Motivazione e apprendimento

In questi ultimi due decenni lo studio psicologico della motivazione ad apprendere ha avuto un grande sviluppo e la dimensione motivazionale degli allievi ha acquistato centralità nel processo di insegnamento-apprendimento, accanto a quella comotivazione-e-apprendimentognitiva tradizionalmente studiata. Cosa si intende per Motivazione? Il termine deriva dal latino motus e indica ciò che ci spinge, la forza che ci guida verso un obiettivo, una meta.

Le motivazioni si possono distinguere principalmente in: Motivazioni intrinseche (Interesse, curiosità, desiderio di apprendere, di sentirsi competenti) e Motivazioni estrinseche (Lodi, premi, approvazione sociale, votazioni).

Secondo l’approccio comportamentista, la motivazione (come bisogno) spinge il soggetto alla ricerca della sua soddisfazione (es. il cibo), la soddisfazione costituisce il rinforzo che consolida la risposta dell’organismo. Nelle pratiche di insegnamento secondo Skinner il rinforzo (lodi-premi) deve essere utilizzato e calibrato in modi opportuni; anche l’ambiente deve essere opportunamente strutturato per rinforzare l’allievo. In questa direzione, possiamo distinguere tre dimensioni nel concetto di motivazione all’apprendimento:

 – il ruolo attivo dell’individuo: il soggetto si pone degli obiettivi che vuole raggiungere;

 – le modalità con cui l’individuo si percepisce in rapporto ad un compito e al risultato positivo o negativo del risultato previsto;

  – gli strumenti che l’individuo mette in atto per raggiungere l’ obiettivo (es. strategie di studio, monitoraggio e auto-osservazione).

Le motivazioni sono strettamente connesse agli obiettivi di apprendimento, che possono essere di padronanza o di prestazioni. Nel primo caso il ragazzo si impegna per imparare, indipendentemente dal riconoscimento esterno di questo impegno, nel secondo caso per dimostrare le proprie conoscenze e per essere giudicato positivamente. Se uno studente ha obiettivi di padronanza considererà l’insuccesso come indice di scarso impegno e quindi tenderà nelle volte successive ad impegnarsi di più, a riflettere su cosa gli ha impedito di avere successo e a cercare nuove strategie. Quindi, sarà motivato a cercare occasioni di apprendimento che costituiscano una sfida e senza la paura di un possibile fallimento. Al contrario, chi ha obiettivi di prestazione, interpreta l’insuccesso come scarsa capacità quindi non persiste, riduce le sue aspettative rispetto a compiti successivi e può incorrere nella cosiddetta impotenza appresa, cioè nella convinzione che non sarà mai in grado di affrontare un determinato compito, con un sentimento di svalutazione delle proprie capacità. Eviterà i compiti difficili che possano confermare la propria incapacità e sceglierà compiti facili, perdendo la spinta motivazionale.

Come sostenere la motivazione?

Attraverso la curiosità: questo è un tipo di motivazione che una volta soddisfatta non si conserva, quindi è necessario stimolarla creando un senso di novità in quello che facciamo.

Stimolando al determinazione a sentirsi competenti: questa motivazione è data dallo scegliere autonomamente ciò che si deve studiare allo scopo di migliorare le proprie abilità (avendo come termine di confronto non solo gli altri ma se stessi).

Incoraggiando la  fiducia nella possibilità di cambiare e migliorare se stessi.

Promuovendo la metacognizione e la riflessione sulle proprie capacità, sul proprio stile di apprendimento. Questo consente, di fronte ad un insuccesso, di cambiare strategie di studio, sperimentare nuovi approcci.

Infine, la motivazione è strettamente connessa al senso di efficacia e autoregolazione che è fondamentale consolidare negli studenti. L’efficacia è l’insieme delle credenze personali intorno alle proprie capacità ai fini dell’organizzazione e dell’implementazione delle azioni necessarie per conseguire determinati livelli di prestazione. Di grande importanza è la valutazione de locus, definito come la modalità di rappresentazione degli eventi che accadono al soggetto e che implica la percezione di poter esercitare un controllo sugli eventi stessi. Se il locus è interno il soggetto si attribuisce la responsabilità dell’evento (abilità o impegno), se è esterno il soggetto attribuisce a cause esterne e non influenzabili l’evento (difficoltà del compito). Per consentire la crescita e la responsabilizzazione dei ragazzi è necessario favorire il locus interno, sia  in presenza di eventi sia gradevoli che sgradevoli. L’intero processo motivazionale si compone e completa attraverso: pianificazione, monitoraggio, controllo, reazione e riflessione.

Buon lavoro!

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