Disturbi dell’apprendimento e didattica metacognitiva

La didattica metacognitiva rappresenta un valido intervento nella pratica educativa dei soggetti con DSA, perché agisce sulla natura dei percorsi evolutivi della persona; l’innovazione di tale didattica, in particolare, consiste nel nuovo modo di trasmettere i contenuti tradizionali delle varie aree curriculari. Un aspetto positivo dell’approccio metacognitivo è dsa-e-didattica-metacognitivarappresentato dal ruolo che viene attribuito dalla persona destinataria degli interventi di recupero; si punta infatti, esplicitamente, ad un ruolo attivo e di autodirezione, ad un ruolo competente e autonomo. Ciò significa informare il soggetto per renderlo coprotagonista del processo di apprendimento per la possibilità di sfruttare abilità, comportamenti e consapevolezze. Per quanto riguarda la motivazione, è importante che i processi di apprendimento vengano di volta in volta ancorati a un significato, ad uno scopo, ad una funzionalità che deve essere ben chiaro per il bambino. Utile alla motivazione del bambino sarà anche prevedere quali saranno i vantaggi relativi agli sforzi che lui sta facendo. Lo scopo delle tecniche metacognitive nella motivazione all’apprendimento è quello di far nascere l’auto-motivazione, cioè la voglia di scoprire, di essere realizzati nella comunicazione sociale e nelle proprie aspettative, ma soprattutto di riuscire a sviluppare il piacere nello svolgere attività di apprendimento. Troppo spesso per molti bambini, la lettura e la scrittura sono compiti che si esauriscono in se stessi (come rimanessero confinati all’interno del loro quaderno) e questo comporta, quanto meno, l’assenza di quei rinforzi motivazionali che potrebbero scaturire dalla compressione e dalla attivazione del loro valore sociale e della loro utilità personale. Purtroppo la lettura è insegnata come semplice capacità di decifrare e, cioè, come attività priva di significato. La parola, però, non è importante in quanto oggetto, ma in quanto portatrice di significato. È questo ciò che il bambino dovrà scoprire. Alcuni autori sostengono infatti che spesso i bambini con DSA sono carenti per quattro aspetti metacognitivi:

  1. scarsa consapevolezza degli scopi della lettura (procedere meccanico dell’atto della lettura;
  2. carente attivazione di schemi di comprensione;
  3. mancata autodiagnosi della comprensione;
  4. consequenziale non applicazione di strategie per superare i problemi di comprensione (non vanno alla ricerca di strategie per comprendere, ma di strategie per terminare presto il compito o evitarlo).

Pertanto il bambino dovrebbe comprendere essenzialmente:

 – gli scopi della lettura;

 – le differenze tra i testi da leggere e le loro principali tipologie;

 – il fatto che a tipologie diverse di testo possono corrispondere processi cognitivi diversi;

 – i processi principali che un lettore utilizza.

I bambini con DSA sono meno metacognitivi non solo riguardo alla lettura, ma anche riguardo ad altri aspetti, come la memoria, l’autovalutazione, l’apprendimento della matematica. In tali bambini dunque è importante la riflessione sugli errori prodotti. Quando un errore viene utilizzato come occasione di riflessione, i benefici metacognitivi sono molteplici. La semplice correzione è insufficiente: bisognerà cercare di entrare nel percorso metacognitivo del soggetto per capire le strategie inadeguate messe in atto. Commentare l’errore, più che essere un momento avvilente per il bambino, deve diventare una ricerca dei motivi che hanno portato ad esso. Bisognerà poi lavorare sugli stati d’animo negativi e sulle condizioni mentali caratterizzate da insicurezza, situazioni che si manifestano quando i bambini sentono la loro autostima e la loro identità in pericolo. Pertanto essi tendono ad attribuire i fallimenti a fattori interni, come la scarsa capacità o limitata intelligenza, mentre ad attribuire i successi a fattori esterni, come la fortuna o un aiuto, che sono al di fuori del loro controllo. L’intervento più appropriato a questo livello consiste nello stimolare nel soggetto un senso di controllo positivo, almeno in alcuni settori della vita scolastica, discutendo continuamente con lui il rapporto tra la propria attività personale, gli effetti prodotti da questa e quelli attribuiti a fattori esterni (locus of control). Altresì importante risultare verificare gli atteggiamenti e le convinzioni che il soggetto possiede riguardo alle strategie e alla loro utilità nel processo di apprendimento. È importante aiutarli a capire in che modo il loro pensiero influisce sui loro sentimenti e sulla loro motivazione, fornendo opportunità di apprendimento personalizzato. Ciò significa aiutarli a capire se stessi e il loro pensiero e iniziare ad attribuire nuovamente valore all’apprendimento, accorgendosi come quest’ultimo sia in relazione con i loro interessi e obiettivi personali. L’autoregolazione , altra finalità della didattica metacognitiva, è, al pari dell’autonomia, e dell’indipendenza, un valore riconosciuto come estremamente prezioso nella nostra cultura attuale. Essa si può ottenere attraverso il problem solving, che può essere definito come un approccio didattico che sviluppa abilità di soluzione dei problemi nel senso di un controllo esecutivo del compito, monitoraggio delle componenti cognitive e quindi autoregolazione cognitiva. Una strategia che sta alla base del problem solving è il planning, che prevede la programmazione di una sequenza stabile di azioni in modo tale che non sia omessa nessuna componente.

Abituare il bambino ad un assetto di lavoro più ordinato e consapevole è premessa indispensabile perché egli possa provare gratificazione e interesse per ciò che sta facendo.

Il bambino con disturbi dell’apprendimento è spesso un bambino che non ama ciò che fa: i prodotti del suo lavoro scolastico sono invariabilmente fonte di ansia e frustrazione. Se non si cambia radicalmente questi segno negativo nei rapporti che egli ha con il proprio lavoro viene a mancare la molla fondamentale per ogni reale progresso.

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