Proattività: il segreto delle persone di successo.

“Non conosco fatto più incoraggiante dell’incontestabile capacità dell’uomo di elevare la propria vita con uno sforzo cosciente”. Henry David Thoureau

proattivitaLo sforzo cosciente, cioè la consapevolezza, è la prima caratteristica delle persone proattive, quindi di successo. Esiste, infatti, una differenza fondamentale fra l’essere proattivi e l’essere reattivi e lo spartiacque è appunto l’essere consapevoli. Riflettiamo insieme. Come vedi te stesso, come ti percepisci? E quanta parte di questa immagine è il riflesso di come gli altri ti vedono e percepiscono? Se l’unica visione che hai di te stesso proviene dallo specchio sociale, cioè dai paradigmi sociali e dalle opinioni, dai modi di percepire e dai paradigmi di chi ti circonda, la tua visione di te stesso è come quella riflessa dallo specchio deformante di un luna park. “Non sei mai puntuale”, “Mangi come un lupo”, “Ma è così semplice, come fai a non capire?”. Queste visioni sono slegate e prive di rapporto con la realtà. Spesso sono più proiezioni che riflessi, perché proiettano le preoccupazioni e le debolezze del carattere delle persone che ne sono la fonte, anziché riflettere chiaramente su quello che siamo. Il riflesso del paradigma sociale ci dice che siamo determinati e condizionati dalle situazioni in cui ci troviamo. Esserne consapevoli è il primo passo verso l’azione ed è una delle caratteristiche che ci distingue dagli animali; grazie alle nostre facoltà possiamo scrivere e immaginare per noi stessi copioni e situazioni e quindi tramite il pensiero arginare e controllare emozioni e stati d’animo. Per essere più chiari, 

consideriamo la parola responsabilità  (letteralmente “abile alla risposta”) è la capacità di scegliere la nostra reazione o risposta. Le persone davvero proattive accettano questa responsabilità. Non biasimano per il loro comportamento circostanze, situazioni o condizionamenti. Il comportamento è figlio della loro scelta consapevole, basata su valori e non un prodotto casuale situazioni, frutto di sensazioni. Le persone reattive, invece, sono influenzate anche dal loro ambiente sociale, dal “tempo sociale”. Quando gli altri le trattano bene, si sentono bene; quando succede il contrario, assumono un atteggiamento difensivo e autoprotettivo. Le persone reattive costruiscono la loro vita emotiva intorno al comportamento degli altri, permettendo alle debolezze degli altri di controllare la propria vita. Eleanor Roosevelt osservò “Nessuno può farvi del male senza il vostro consenso”. È il nostro permesso, il nostro consenso a quanto accade, a ferirci, molto più di quanto non faccia il fatto in sé. In sostanza, a ferirci non è quello che ci succede, ma la nostra reazione a quanto ci succede. Non dimenticare che la nostra natura fondamentale è quella di agire, non di subire, il ché, oltre a permetterci di scegliere la nostra risposta a circostanze particolari, ci consente di creare le circostanze. Prendere l’iniziativa significa riconoscere la nostra responsabilità di fare in modo che le cose accadano. Molti aspettano che accada qualcosa o che qualcuno si occupi di loro. Ma quelli che finiscono per avere le professioni più attraenti sono gli individui proattivi, che costituiscono essi stessi la soluzione dei problemi, non sono problemi loro stessi. Appellarsi al senso di responsabilità degli altri non significa sminuirli o demotivarli, anzi vuol dire incoraggiarli, invitarli ad usare le loro Risorse e Iniziative. Di qui la scelta tra agire e subire. Dal momento che i nostri atteggiamenti e comportamenti scaturiscono dai nostri paradigmi, se usiamo autoconsapevolezza per analizzarli possiamo vedere meglio la natura delle nostre mappe interiori. Il nostro linguaggio, ad esempio, è un indicatore molto realistico ed eloquente della misura in cui vediamo noi stessi. Il linguaggio dei soggetti reattivi li assolve da ogni responsabilità: “Sono fatto così”, “Non ho il tempo” (la mia vita è governata da qualcosa che è fuori dal mio controllo), “Devo farlo” (circostanze o altre persone mi costringono a fare quello che faccio). Proviamo a cambiare il nostro linguaggio, da reattivo a proattivo: “Non posso farci niente” diventa “Considero alternative”, “Mi fa innervosire” diventa “Controllo le mie emozioni”, “Devo farlo” diventa “Sceglierò una risposta adeguata”, “Non posso” diventa “Io scelgo”, “Devo” diventa “Io preferisco”. Anche quando l’amico, il compagno di squadra o il collega ci chiedono aiuto (e qui non intendo quei casi in cui sia a rischio l’incolumità di alcuno)  non possiamo sostenere sia nostro dovere correre in loro soccorso, ma siamo sempre difronte ad una scelta. Una nostra scelta, della quale è bene assumersi consapevolmente responsabilità. A questo punto, ti suggerisco un esercizio pratico. Per un giorno intero ascolta attentamente il tuo linguaggio e quello delle persone che ti circondano. Quanto spesso usi e senti frasi reattive come “Se soltanto…”, “Non posso”, “Devo”? Torna poi a lasciarmi le tue considerazioni nei commenti.

Buon lavoro!

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3 pensieri su “Proattività: il segreto delle persone di successo.

  1. Giulio ha detto:

    Illuminante! Cara Monica la ringrazio per questo articolo che da’ risposte alle costanti riflessioni personali a cui non riuscivo a darmi una spiegazione chiara. L’enorme differenza tra essere proattivi e non esserlo. Avendo consapevolezza di avere un atteggiamento e una mentalità proattiva inizierò a lavorare su me stesso per trarne beneficio. Troppe volte essere proattivo in un ambiente di lavoro scaturisce un effetto opposto e fraintendimenti tra le persone quasi a pensare di aver sbagliato. Ma non è cosi 🙂 Piacere di conoscerla Monica, seguirò il suo blog anche sui social.
    Con effetto, Giulio

    Liked by 1 persona

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