Come costruire il Piano Didattico Personalizzato

La legge 170/2010 e i decreti attuativi stabiliscono l’obbligo di redigere annualmente per gli alunni con DSA il Piano Didattico Personalizzato. Ma di cosa si tratta? Il PDP è un progetto  o programma chCome costruire il Piano Didattico Personalizzatoe ha lo scopo di migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’apprendimento dell’alunno con l’uso di strategie e metodologie diversificate e quindi personalizzate. Cosa deve contenere il PDP? I dati anagrafici dell’alunno, le tipologie del disturbo, le attività didattiche individualizzate, le misure dispensative adottate e le forme di verifica e valutazione personalizzate. Questo documento è efficace se modifica realmente i comportamenti e i procedimenti attivati a scuola e anche a casa da parte di insegnanti e genitori. Il Piano deve contenere indicazioni che siamo significative, anche poche ma importanti, realistiche, che siano alla portata dell’alunno, coerenti, ovvero senza contraddizioni tra le varie discipline, concrete e verificabili, indicazioni precise e non interpretabili. Inoltre, il Piano deve essere continuamente verificato e monitorato. Chi redige il PDP? Il Piano viene redatto dal team di docenti o dal Consiglio di classe, una volta acquisita la diagnosi. È consigliabile, in una fase preparatoria, un incontro tra docenti, famiglia e specialisti per confrontarsi e scambiarsi utili informazioni e indicazioni. Quali compiti ha il docente? Il docente deve: seguire le fasi degli apprendimenti base facendo attenzione ai segnali di rischio, attuare strategie di potenziamento, inoltrare segnalazione alla famiglia, redigere il PDP, realizzare azioni di potenziamento e supporto compensativo e dispensative,  adottare opportune modalità di verifica e valutazione. Il Dirigente scolastico può avvalersi di una figura di riferimento quale il docente referente per compiti di informazione, consulenza e coordinamento all’interno del team di docenti. Attenzione! Il PDP non è un elenco di strumenti compensativi e misure dispensative, anzi, non possiamo considerarli sullo stesso piano perché esiste una gerarchia funzionale da rispettare. Innanzitutto, vengono predisposti gli interventi abilitativo,  il cui fulcro è l’insegnamento, se questo non si è rilevato efficace si passa agli interventi compensativi, che mirano a individuare un sistema alternativo per raggiungere lo stesso obiettivo, infine, se nulla ha funzionato, si procede alla dispensa, che non risolve le difficoltà ma ne evita di nuove. Nel PDP gli interventi didattici sono alla base della progettazione, è importante che la scuola si attivi per promuovere processi metacognitivi. Ad esempio, è utile offrire suggerimenti per l’organizzazione e la selezione  delle conoscenze e il potenziamento delle informazioni visive o la valorizzazione del sostegno dei compagni nella didattica laboratoriale. Teniamo presente, inoltre, che offrire uno strumento compensativo non rappresenta una soluzione di per sé,  la sua efficacia va monitorata e i ragazzi devono essere sempre accompagnati nell’uso dello strumento. Così come, per quanto riguarda le misure dispensative, queste devono essere vissute come una necessità e non come un rimedio.

Gli interventi contenuti bel PDP mirano all’acquisizione di un buon metodo di studio, che diventa la personale strategia d’azione dello studente. Ad esempio, si possono suggerire strategia diverse di lettura, (in base allo scopo si legge velocemente per cogliere il senso generale, a sali per trovare le informazioni importanti,  con attenzione e lentamente per ricordare il più possibile); si può insegnare a usare e costruire schemi e mappe (organizzazione spaziale delle conoscenze ); imparare a riassumere (attivare le inferenze, organizzare gli indizi presenti sul testo, scomporre in passaggi).

All’interno del PDP possono essere inserite specifiche strategie metodologiche: scomporre i macro-obiettivi in sotto-obiettivi; valorizzare interdisciplinarità e laboratori; utilizzare una pluralità di linguaggi; anticipare l’argomento da trattare; agganciare le nuove conoscenze sulle precedenti; promuovere inferenze; stimolare la metacognizione; favorire l’analisi costruttiva dell’errore. Nella prospettiva della valutazione l’insegnante dovrà fornire dei feedback che valorizzi l’impegno dell’alunno, rivelando gli elementi positivi e considerando gli aspetti che si possono migliorare e potenziare.

Non dimentichiamo che la anche la famiglia ha un ruolo fondamentale. Spetta, infatti, alla famiglia in seguito alla diagnosi consegnare alla scuola il documento ottenuto autorizzando i docenti alla progettazione del percorso didattico più adeguato. Inoltre, con il PDP la scuola assume degli impegni e li comunica in modo chiaro alla famiglia che apponendo la propria firma esprime il suo consenso alle scelta didattiche proposte e collabora alla loro realizzazione. Un compito importante della famiglia è relativo all’organizzazione e gestione dei compiti assegnati, del rispetto dei tempi e degli strumenti richiesti. È necessario che si garantisca continuità affinché gli strumenti compensativi, specie quelli tecnologici e informatici vengano usati sia a scuola che a casa.

Tutti i protagonisti del processo sono, dunque, chiamati a collaborare. Lo studente, primo protagonista, ha il dovere di un adeguato impegno e il diritto ad essere informato  circa le modalità di apprendimento e le strategie didattiche più adatte al suo sviluppo e alla sua crescita scolastica. Famiglia e allievo devono partecipare attivamente all’intero processo affinché si realizzi una reale alleanza educativa,  nel rispetto dei ruoli e degli ambiti.

Bibliografia

AA. VV. , Dislessia e altri DSA a scuola,Trento, Edizioni Erickson

Grandi L., Stella G., Come leggere la dislessia e i DSA, Roma, Giunti Scuola

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