I “SINTOMI” della dislessia

Quali sono i sintomi della dislessia?” e “Si guarisce dalla dislessia?”. Queste sono le domande che più spesso miDSA e domande frequenti sono state rivolte da quando mi occupo di DSA. L’impatto con questa terminologia è sempre stato difficile per me, ma è necessario prendere atto della scarsa informazione che evidentemente ancora circola sull’argomento.  Parlare dei disturbi dell’apprendimento in questi termini significa considerare la dislessia e gli altri disturbi come delle vere e proprie malattie, e così non è! Innanzitutto, quindi, è utile fornire una corretta definizione: “Il termine Disturbi Specifici dell’Apprendimento si riferisce ad un gruppo eterogeneo di disturbi caratterizzati da significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso di abilità scolastiche, quali la capacità di lettura, di scrittura e di calcolo, non imputabili a fattori di disabilità grave e comunque definibili in base al mancato raggiungimento dei criteri attesi di apprendimento, rispetto alle potenzialità del soggetto”. Questa la definizione di Cornoldi. Si tratta quindi di importanti difficoltà in aree specifiche dell’apprendimento: lettura (dislessia), scrittura (disgrafia e disortografia), calcolo (discalculia). Il DSA non va confuso con le usuali variazioni nei risultati scolastici, con le difficoltà scolastiche dovute a mancanza di opportunità, insegnamento scadente, fattori culturali, ritardi cognitivi o difficoltà emotive di altro genere che compromettono il funzionamento scolastico dei ragazzi. Per parlare di Disturbo Specifico dell’Apprendimento occorre una diagnosi clinica, del neuropsichiatra, che si può fare solo se i risultati nei test somministrati individualmente, su lettura, calcolo, o espressione scritta sono significativamente al di sotto a quanto previsto in base all’età, all’istruzione, e al livello di intelligenza. La diagnosi è confermata in assenza di deficit sensoriali e cognitivi, in soggetti con QI uguale o superiore alla media. Quindi, come mi spiegò tempo fa uno dei miei ragazzi, essere dislessico significa essere intelligente. Dislessici si nasce, così come si nasce con gli occhi chiari o scuri, i capelli castani o biondi. È una caratteristica che ci accompagna per tutta la vita. Parlare di diagnosi quindi non presuppone che ci si trovi in presenza di una malattia, la verifica clinica è però necessaria per porre la fondamentale distinzione tra disturbo e difficoltà. Chiaramente, la difficoltà è temporanea, transitoria e può scomparire con l’allenamento e il potenziamento delle abilità, non è, insomma, una nostra caratteristica permanente. Ecco perché, per tornare ai quesiti iniziali, dalla dislessia e dai DSA non si guarisce, come non si guarisce dall’avere gli occhi verdi! A questo punto siamo pronti a parlare di indicatori, piuttosto che di sintomi. Quindi, come si manifestano i DSA? Di seguito, vi fornirò delle indicazioni di massima, utili soprattutto ai non addetti ai lavori a sviluppare una maggiore consapevolezza. Non dimenticate, però, che la severità dei disturbi e la loro comorbidità (cioè la presenza di più disturbi nello stesso soggetto) è assolutamente variabile e diversa per ciascuno.

La dislessia, ovvero la difficoltà nella lettura, si manifesta come mancanza di automatizzazione dei processi di lettura, per cui il soggetto dislessico appare molto lento e/o scorretto nella lettura ad alta voce; la comprensione è spesso compromessa nella lettura autonoma, mentre si recupera in ascolto.

La disortografia, cioè la difficoltà a controllare le regole della scrittura, presenta errori sistematici, di tipo fonologico (confusione tra fonemi simili, omissioni di suoni, inversioni) e ortografico(mancata memorizzazione delle regole di trasformazione della lingua parlata in lingua scritta, doppie, uso dell’H).

La disgrafia si riferisce alla componete grafica (motoria) della scrittura.  È in genere caratterizzata da un tratto grafico poco modulato, scorretto e scarsamente leggibile.

La discalculia, ovvero la difficoltà di accesso ai processi matematici, presenta cadute sia nell’ambito delle procedure esecutive (procedure di calcolo) che nelle conoscenze numeriche (quantificazione, strategie di calcolo mentale, comparazione, seriazione). Questa difficoltà si manifesta con un’estrema lentezza esecutiva nel calcolo, con evidenti difficoltà nell’esecuzione di algoritmi di calcolo, nella lettura di numeri, nell’apprendimento di tabelline e stringhe numeriche, e diviene ancor più significativa ed evidente nel corso del secondo ciclo della scuola primaria, quando viene richiesta ai bambini l’applicazione rapida dei calcoli per risolvere i problemi.

Se tali caratteristiche resistono ad allenamento, esercitazioni e potenziamento e, dunque, permangono nel tempo, è utile rivolgersi ad uno specialista. Per ulteriori informazioni, pareri o approfondimenti, non esitate a contattarmi.

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