Bravi insegnanti si nasce o si diventa? “The Economist” ci spiega how to make a good teacher.

Lo scorso 11 giugno sul famoso settimanale inglese The Economist è apparso un interessantediventare2 articolo di analisi sul lavoro degli insegnanti. Pochi mestieri sono necessari come quello dell’insegnante, sono infatti molti i fattori che determinano il successo di un bambino, ma niente conta quanto un insegnamento di qualità. Uno studio americano ha rilevato che in un singolo anno di insegnamento i migliori docenti riescono a preparare tre volte meglio i propri studenti, rispetto ai loro colleghi meno brillanti. Un altro studio suggerisce che, se gli alunni di colore avessero avuto un insegnamento migliore, il divario tra loro e gli studenti bianchi sarebbe scomparso con rapidità. Ma come si fa ad essere i migliori insegnanti? Bravi insegnanti si nasce o ci si può diventare? 

Ammettiamolo, siamo stati tutti condizionati dal professor Keating de L’Attimo fuggente e questo ci ha portato probabilmente a credere che le doti del bravo insegnante siano del tutto innate, ma non è così (e se pensiamo al contesto della scuola italiana, fonte del disagio di tutti i suoi attori, non è difficile crederlo), non tutto dipende solo dalle qualità proprie dell’individuo. Molto dipende dalla formazione che i docenti ricevono. Come i medici che imparano nei reparti degli ospedali durante il tirocinio, anche i nostri insegnanti dovrebbero imparare dai loro colleghi più bravi e più esperti, mettendosi alla prova per un certo periodo. Una ricerca inglese condotta dal professor Robert Coe nel 2014 ha dimostrato che la maggior parte dei metodi che gli insegnanti ritengono efficaci (come l’elogio immeritato, il raggruppamento per capacità, l’incoraggiare i diversi stili di apprendimento) sono in realtà cattivi indicatori. Gli insegnanti dovrebbero avere come obiettivo quello di diffondere la conoscenza e il pensiero critico. In sintesi, come sostiene il professor Charles Chew “Io non insegno fisica; io insegno ai miei studenti come imparare la fisica”. Ma come fare tutto questo? Troppo spesso agli insegnanti viene detto cosa migliorare, ma non come attuare questo cambiamento. Ciò che si impara nelle università e nelle scuole di formazione spesso è troppo lontano dalla realtà dell’aula e (almeno secondo gli esperti inglesi) la via maestra è quel del tirocinio, dell’affiancamento in classe dei docenti, delle simulazioni e del mettersi alla prova finché non ci si sente davvero pronti ad affrontare da soli una lezione. Attenzione! Non è di nozionismo che si parla, ma della reale capacità di guidare una classe, di educare al ragionamento, di allenamento cognitivo dei ragazzi. Il tirocinio suggerito è suddiviso tra ore di studio e di lezione in aula con un docente più anziano, a cui segue un feedback costante, anche da parte degli alunni. In questo senso, il nostro modo di fare scuola sembra essere “a porte chiuse”, insindacabile e poco propenso al confronto. Lo scopo è quello di formare insegnanti che siano “a prova di scuola”. Ed ecco, dunque, un’altra ricetta per migliorare la nostra istruzione e la professione degli insegnanti. Se fosse davvero così, come suggeriscono gli inglesi, la risposta a tutto allora sarebbe semplicemente in aula. Può essere che sbaglino, ovviamente. A mio giudizio, bravi insegnanti si può sempre diventare, in determinate condizioni e se si è predisposti al cambiamento. La nostra scuola, quella italiana, in generale, resiste al cambiamento ed è questo la danneggia e che nuoce al lavoro dei docenti più di ogni altra cosa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...