Le Prove Invalsi nella scuola dell’inclusione

Nella scorsa settimana, come ogni anno, i nostri studenti delle classi terze della seconda primaria, si soninvalsio cimentati nelle tanto temute quanto discusse Prove Invalsi. Mi sono sempre interrogata sulla loro utilità, certa di essere in buona compagnia. Provare per credere. Quanti di voi (e mi riferisco soprattutto ai non addetti ai lavori) hanno mai provato o anche solo visto questi test? E siamo sicuri di sapere esattamente cosa siano e a cosa servano? Innanzitutto, si tratta di test standardizzati nazionali per la rilevazione degli apprendimenti, che vengono somministrati nelle seconde e quinte elementari, terze medie e in tutte le seconde superiori. Sono test preparati dall’Invalsi (l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione e Formazione) il cui scopo è quello di tracciare un quadro di riferimento statistico sul livello di apprendimento in Italia. Con le prove Invalsi è possibile monitorare il sistema nazionale d’istruzione e confrontarlo con le altre realtà comunitarie ed europee. Le rilevazioni su scala nazionale servono anche a identificare i punti deboli del sistema di istruzione e permetterebbero, quindi, al Miur di predisporre eventuali interventi sulla scorta di dati oggettivi. I ragazzi della scuola secondaria di primo grado hanno, ad esempio, a disposizione 75 minuti per le prove di matematica e altrettanti per quelle di italiano, ogni fascicolo contiene circa 50/55 domande, alternate tra risposta multipla e risposta aperta. Una domanda sorge subito. Nella scuola dell’inclusione e delle competenze che senso ha proporre dei test standardizzati? Gli insegnanti si impegnano costantemente a diversificare, individualizzare, personalizzare la didattica, gli apprendimenti e poi il loro lavoro (perché anche di questo si tratta) è valutato con criteri standardizzati che sono molto più vicini alla linea di produzione delle fabbriche che a modelli docimologici più adeguati. Inoltre, è chiaro che queste prove non tengono conto delle caratteristiche dei ragazzi. La prova è identica per tutti. Gli studenti con diagnosi di DSA, ad esempio, previa specifica richiesta della scuola, hanno diritto alla lettura delle prove da parte di un lettore (in un’altra aula), tempi aggiuntivi, agli strumenti compensativi utilizzati durante l’anno e alle prove in formato audio per l’ascolto individuale in cuffia. L’uso della sintesi vocale, però, non è contemplato, se c’è necessità di rileggere un passaggio, quindi, diventa difficoltoso. Stesso discorso per tutti i ragazzi con Bisogni educativi speciali. Svolgere queste prove in autonomia, per molti dei nostri ragazzi, è quasi impossibile. Infine, mi chiedo ancora: che tipo di alunno immaginano nell’elaborare questi test? Che caratteristiche ha? Ora sta a voi. Al seguente link http://bit.ly/1UeSERR troverete le prove cui sono stati sottoposti i ragazzi delle scuole medie negli ultimi anni. Provate, e poi passate a dirmi la vostra.

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2 pensieri su “Le Prove Invalsi nella scuola dell’inclusione

  1. massai ha detto:

    Sinceramente sono contraria a questo tipo di prova :Facendo fare a mia figlia che e’ in III media, devo dire che non sono tutte da buttare, ho notato due cose ;
    -la prima che la scuola non insegna a ragionare, insegna i secoli passati ma i ragazzi non sanno quanto e’ alta la stanza dove vivono. Nel plesso ci sono 3 sezioni ,2 hanno risposto molto bene una no!!! anzi facendo le prove dello scorso anno l’insegnante non era in grado di rispondere… allora,questo sarebbe un motivo per prendere precauzioni su l’insegnante , dare dei voti come ai ragazzi , valutare l’insegnante serve a non rovinare generazioni di rgazzi se uno non e’ portato all’insegnamento fa un’altro lavoro,tropo facile mettersi su una cattedra e dare dei giudizi se in prima persona non sei preparato se non ti aggiorni se non studi,Loro non capiscono un ragazzo dislessico quanta fatica può fare per raggiungere gli obbiettivi, per fare i compiti perchè la loro fatica buttata al vento perche non ci sono persone consone al suo lavoro,perche la famiglia si deve sacrificare a trovare dei supporti e chi non ha una famiglia dietro,chi non si può permettere 45€ all’ora per un logopedista od un pedagogista? vai nei centri convenzionati dove di solito ci vuole da un anno a diciotto mesi per una certificazione ? questi ragazzi faticano tutti i giorni e quanto pochi lo sanno ed in più spesso e volentieri sono lo sberleffo di compagni ed anche qualche professore.
    Chi gestisce i test degli invalsi non capisce quanta fatica fa un dislessico ha leggere un testo
    cosi lungo o dei comandi cosi’ tortuosi .quindi o si mette, materia (visto che molti concorsi
    sono simili) e gli si insegna a ragionare, e qui molti dislessici potrebbero anche trovarsi meglio perche sono molto intelligenti. Si da il voto all’alunno ed insegnante sezione per sezione, si da un aiuto concreto ai dislessici ,non una lettrice che legge e poi sta li ha mettere ansia,ci vogliono persone qualificate e tempo in piu’.
    Ci vorrebbe una commissione di genitori e ragazzi dislessici che formulassero le prove .sta di fatto che mia figlia ha studiato un anno con tanta fatica ammessa con l’8 orali eccellenti prova d’italiano 9 le altre tutte tra il 7/8 rischia di passare con il 6 per le prove invalsi e per la poca preparazione data dall’insegnante di matematica questo è giusto ? il voto non vale ? e chi lo dice ? chi fatica ha bisogno di essere degnamente ricompensato ,o no?

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    • Monica Fortino ha detto:

      Ciao, concordo con te su tante cose. L’elaborazione delle Prove Invalsi sembra tenere conto solo di uno “studente ideale”, immaginario (e quindi inesistente)! Le caratteristiche di ognuno non sono considerate e, a mio parare, non vengono forniti gli strumenti adeguati allo svolgimento dei test. Test che, ti garantisco, sono difficili per chiunque! Gli insegnanti molto spesso non sono, neanche loro, messi in condizione di operare. Ce ne sono ancora alcuni che non apprezzano la fortuna che hanno nello svolgere questo lavoro e prendono tutto alla leggera (ma come in tante altre professioni), però ti garantisco che di docenti pieni di passione e voglia di imparare le scuole sono piene. Dobbiamo solo riuscire a lavorare tutti insieme (genitori, insegnanti ed educatori) per il bene dei ragazzi, per il nostro futuro! Grazie per il tuo contributo! 😉

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