La didattica inclusiva tra diversità e omologazione.

La diversità è una risorsa ed una caratteristica immanente dell’essere umano. C’è poco da fare per chi vorrebbe il mondo e la scuola meno differenziate possibili e più rispondenti a don milanicaratteristiche di standard. La diversità è una caratteristica essenziale della condizione umana. Questo ci fa capire quanto sia complesso il lavoro degli insegnanti. Oggi fare scuola è certamente più difficile, soprattutto quando si chiede che risponda alla complessità piuttosto che alla linearità, che si inclusiva per tutti e orientata al successo.  Dietro una scuola che è passata da un modello di esclusione a uno di segregazione, poi di integrazione e infine di inclusione, le responsabilità dell’insegnante sono aumentate:

differenziazione della didattica, necessità di formazione permanente e sviluppo delle competenze, capacità di operare in team, solo per fare degli esempi. Vi sono poi degli elementi ontologici e gnoseologici, come l’idea di uomo e cittadino che si ha e il valore della conoscenza. La diversità è una risorsa per ognuno perché ci permette il contatto con la complessità  che è la condizione più cogente della realtà. Nella diversità possiamo rispecchiarci per trovare insieme similitudini e differenze e costruire, via via, la nostra identità. Nella diversità osserviamo modi diversi di stare al mondo, di risolvere problemi, impariamo il valore dell’originalità. Del resto, ci ricorda Martin Buber, che è possibile dire IO solo quando è presente un TU diverso da noi che ci rispecchia.

L’educazione, almeno nel senso etimologico della parola, dovrebbe procedere nel tirare fuori quelle che l’altro è ed ha, affinché cresca e venga potenziato quell’essere sé stesso che non diviene mai una monade ma un essere unico e irripetibile, proprio in virtù di questo contatto e relazione con altri esseri. Non sempre l’educazione, purtroppo, va in questa direzione. A casa, come a scuola, il rischio d’isolamento, dell’esclusione, ma anche dell’omologazione, del compiacimento, sono sempre a portata di mano.

Includere, dal latino in-claudere, significa chiudere dentro, comprendere, inserire, ed è l’opposto di escludere, ex-claudere, che significa chiudere fuori, non ammettere a partecipare, privare. L’inclusione è tanto più necessaria per tutti gli alunni che richiedono una speciale attenzione perché manifestano bisogni individuali particolari. Una progettazione educativa e didattica efficace richiama alla necessità di un’individualizzazione e una personalizzazione che dovrebbero essere nell’ordinario dell’insegnamento. L’osservazione dello studente rappresenta un momento irrinunciabile per progettare la didattica. Questa è un’attività trasversale e costante alla didattica e dovrebbe porsi l’obiettivo di cogliere i punti di fragilità insieme a quelli di forza dello studente. Da ciò deriva: l’individualizzazione,  aspetto che mira ad assicurare a tutti gli studenti la possibilità di raggiungere le competenze fondamentali e vuole far sì che certi obiettivi siamo raggiunti da tutti.

Tra i vari modelli operativi in didattica, il mastery learning, è quello maggiormente organizzato, e prevede quattro fasi:

  1. Un primo livello di tipo istruttivo, in cui il docente espone e spiega i contenuti dell’unità didattica, propone esercizi e assegna compiti di studio, anche diversificati a seconda delle difficoltà degli alunni, delle eventuali segnalazioni e certificazioni cliniche.
  2. Una valutazione intermedia, successiva allo svolgimento dell’unità didattica, che serve per verificare l’apprendimento.
  3. Un’attività di recupero che concede ulteriore tempo per l’apprendimento ed anche diversificando l’approccio, gli obiettivi e i metodi didattici.
  4. Una valutazione finale dove si verifica l’efficacia delle attività e si realizza un bilancio generale del profitto individuale e di gruppo.

Pertanto, l’individualizzazione qui intesa è differente dall’idea di un intervento individuale sul soggetto in rapporto uno a uno, ma è un atteggiamento che tende all’integrazione tra collettivo e individuale.

Le attività individualizzate possono essere svolte in classe o in un piccolo gruppo o in momenti specifici programmati. In tutto ciò, quello che è fondamentale tener presente è che l’intervento educativo ha come obiettivo ideale condurre il soggetto in difficoltà all’autonomia.

Un esempio, un bambino dislessico che registra la lezione in classe, usa un programma OCR per scannerizzare il libro, studia con la sintesi vocale e le mappe concettuali, sta mettendo in atto una didattica individualizzata così da raggiungere i medesimi risultati degli altri studenti.

La personalizzazione calibra l’intervento e le strategie didattiche sulla specificità e unicità a livello personale sui bisogni educativi speciali. La didattica personalizzata promuove non solo le potenzialità, ma permette un successo scolastico per ogni alunno. Individuare e rimandare allo studente i suoi punti di forza, prenderne consapevolezza e trafficarli, significa permettere a tutti di sperimentare il successo, produce benessere e accresce l’autostima e l’autoefficacia. In questo senso sviluppare un talento ha sicuramente altrettanto valore educativo e didattico come il garantire l’acquisizione di competenze di base.

Per realizzare la personalizzazione della didattica, necessitano almeno 4 condizioni:

  1. Il pluralismo del percorsi formativi, piste differenziate permettono agli studenti di sviluppare il proprio profilo formativo.
  2. La possibilità di scelta, pensare e offrire altre opportunità nella complessa offerta formativa della scuola anche in extra orario o raccordandosi con le realtà del territorio.
  3. La consapevolezza delle proprie abilità, l’alunno deve essere sostenuto nel fare una realistica autovalutazione che non può maturare al di fuori dell’esercizio e dell’esperienza diretta.
  4. La realizzazione di un adeguato setting didattico, lo studente deve poter usufruire di spazi, tempi e supporti didattici adeguati. Non è la didattica che produce il talento, che non può essere trasmesso, ma ha bisogno del contatto con il contesto, con l’ambiente per essere attivato, consapevolizzato, potenziato e sviluppato.

Questo lavoro di personalizzazione dell’educazione  in generale e della didattica in particolare, ha un indubbio risvolto perché aiuta via via lo studente a scegliere con maggiore facilità il proprio progetto di vita. La personalizzazione è condizione dell’orientamento.

In definitiva, integrare la didattica individualizzata e personalizzata permette di intervenire sulle difficoltà e insieme di raggiungere il successo per ogni studente. Individualizzando gli obiettivi restano comuni per tutti e si diversificano le strategie, personalizzando variano gli obiettivi in modo che ciascuno possa mettere in campo le proprie abilità. Questi sono anche gli ingredienti di una sana autostima e condizione per un’equilibrata crescita della propria personalità.

 

 

 

 

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