SVOGLIATO? NO, DISLESSICO.

Spesso i nostri ragazzi sembrano svogliati e poco inclini allo studio e il loro rendimento scolastico sembra confermarlo. Eppure tanto da insegnanti quanto da genitori, siamo pienamente consapevoli delle loro abilità e capacità, così evidenti in altri ambiti. Proviamo però a farci qualSVOGLIATO_che domanda in più. Cosa sappiamo dell’apprendimento e dei canali preferenziali ad esso correlati dei nostri ragazzi? Nell’uso corrente apprendere è sinonimo di imparare, in realtà si tratta di un vero e proprio processo che si verifica quando una variazione significativa delle condizioni ambientali (stimolo) determina una modificazione reale (che permane nel tempo) del comportamento (risposta). Non sempre però questa modificazione avviene, per tanto non si genera apprendimento. Nella maggior parte dei casi è l’inadeguatezza dello stimolo a determinare la mancanza di modificazioni e su questo principio si fondano la maggior parte degli studi di docimologia, disciplina ancora più importante se parliamo di disturbi dell’apprendimento. Il metodo dell’insegnante diventa plurale e deve adeguarsi alle diverse necessità dei discenti. Convenzionalmente identificati con l’acronimo DSA, distinguiamo: Dislessia (disturbo della lettura), Disortografia e Disgrafia (disturbi della scrittura), Discalculia (disturbo del calcolo). È importante conoscere come si presentano i DSA e quali siano le manifestazioni più comuni. Nella lettura il bambino confonde le lettere che appaiono graficamente simili (m-n, b-d, q-p); inverte le lettere; salta righe o parole; legge lentamente. Per la scrittura dobbiamo fare attenzione a come scrive i suoni simili per forma (m-n, b-d, q-p); omette lettere o sillabe; compie separazioni illecite (lape per l’ape); compie errori ortografici; non riesce a gestire lo spazio del foglio. Per il calcolo è utile osservare se confonde i simboli matematici; se non sa enumerare; se ha difficoltà nel calcolo rapido (2+2 o con le tabelline); non sa gestire le procedure (calcoli in colonna, espressioni). Sono questi tutti indicatori di un possibile disturbo dell’apprendimento che, attenzione, si presenta sempre in individui dal QI nella norma o superiore ad essa. In questi casi è importantissimo condividere le proprie perplessità con gli insegnanti e rivolgersi poi ad uno specialista, in particolare è il neuropsichiatra a rilasciare la diagnosi di DSA. Altra figura fondamentale per i nostri ragazzi è quella del Tecnico dell’apprendimento, un esperto in metodologia didattica e  funzionamento dei processi cognitivi coinvolti nell’apprendimento (memoria, percezione, attenzione, ecc.) e di come questi si attivino nei ragazzi con DSA. Questa figura guida i ragazzi nello svolgimento dei compiti pomeridiani, puntando ad individuare il più adeguato metodo di studio che renda i ragazzi autonomi e soprattutto consapevoli delle proprie capacità. È un esperto che può divenire il trait d’union tra scuola e famiglia, creando un circolo virtuoso fatto di collaborazione e scambio il cui fulcro siano sempre i ragazzi.

“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.” (A. Einstein)

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